Filippo Ravizza, "La coscienza del tempo", La Vita Felice 2017, nota di Flavio Ermini

Non è più tempo di distrarsi, è necessario rilanciare il potere della dissidenza. Questo ci dice Filippo Ravizza.

Le sue poesie sono insorgenze, riflessioni, nuclei erratici di pensiero, apparizioni.

Sono territorialità da condividere con il lettore.

Una disseminazione di unità spazio-temporali irrompe sulla scena dominante e mette in gioco l’apatia del pensiero.

Torniamo a noi, dice il poeta, sapendo di rivolgersi al lettore, attendendolo al varco con parole appartenenti alla sovversione.

Diciamolo con chiarezza: fondamentale nella poesia è preservare la parola da esiti smaterializzanti.

 

 

Evaporare gli anni

 

Disperdere dunque la coscienza

del tempo evaporare gli anni

così senza pietà correre correre

lontani dal qui e dall’ora non

esistere sapendolo mentre

incessante risuona tra le tempie

e queste campagne la certezza

che dice: “Tutto è impossibile,

ma tu ricordati, ricorda il desiderio

offeso del tuo pur mutilato amare”.

 

 

Dalla sezione L’enigma nell’enigma

 

Tutte le forze

 

Possedere nelle carte tutte le forze

ondulate campagne e irti annunci

le tremende canzoni l’aria calda

che investe e secca le gole aperte

come invocazioni come annunci

che dicono ti dicono è qui è qui

è adesso solo adesso è il destino

il tuo destino.


 

Dalla sezione Tutto ciò che lo precede

 

Hegel

 

Sulle alzate carezze le paratie

del mondo, le spalle alate invece

qui, dove hai potuto pensare toccando

la terra di essere dentro, stare

stare dentro le cose, essere loro,

parlare di tutti a tutti avanzare

un poco di Storia collettiva quasi

memoria, un’illusione solo amata:

che si potesse toccare, sì toccare,

spingere un poco almeno più

in là l’idea, l’esperienza terribile,

vera, della totalità.

 


Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Poeta e critico letterario, è autore, prima de “La coscienza del tempo”, di sette raccolte di versi: l’ultima in ordine di apparizione è la silloge “Nel secolo fragile”, uscita nel febbraio 2014 (la seconda edizione è del novembre 2015) presso La Vita Felice Editore. Prima di “Nel secolo fragile” è uscito “La quiete del mistero” (Amici del Libro d’Artista, 2012), preceduta da “Turista” (Lieto Colle, 2008)” Prigionieri del tempo” (Lieto Colle 2005), “Bambini delle onde” (Campanotto, 2000), “Vesti del pomeriggio” ( Campanotto, 1995), “Le porte” (Schema Editore, 1987). Nella sua città ha tra l’altro ideato e realizzato, insieme al docente e critico letterario Gianmarco Gaspari, “Lezioni della Storia – Dopo un secolo quale memoria”, un ciclo di conferenze iniziato nel 2011, lettura della Storia italiana ed europea attraverso la letteratura. Tra le altre vanno segnalate le conferenze che Gaspari e Ravizza hanno tenuto su Alessandro Manzoni, su Vittorio Sereni, Eugenio Montale, Umberto Saba, Italo Svevo e Giovanni Pascoli. Nel 1995, insieme al poeta Franco Manzoni, Filippo Ravizza ha redatto il “Manifesto in difesa della lingua italiana”, oggi parte del programma orale (cours de production orale) per il conseguimento del dottorato specialistico del Dipartimento di Italianistica dell’Université Paris 8 (Paris – Saint Denis, docente Laura Fournier). E’ stato chiamato a rappresentare la poesia italiana contemporanea alla XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (1996). Attualmente coordina le iniziative culturali di una grande organizzazione di rappresentanza economico – sindacale milanese.