Elena Corsino, una premessa e poesie inedite da "Nature terrestri"

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Nota dell'autrice

La parola dice il cielo e la terra, dal momento che la parola li riempie. Ma la parola non contiene nétutto il cielo néla terra intera; cielo e terra sovrabbondano. Dove dunque si riversano cielo e terra quando di essi è colma la parola?

Fino a qui mi sono mossa parafrasando. Ora mi chiedo: puòl’essere che eccede la parola riversarsi in una parola nuova, i cui confini impercettibili di senso siano estesi nella misura in cui si estenderà, al contempo, l’essere sovrabbondante? È ciò che eccede la parola il caos, da cui la parola rifugge. La parola ­ sentinella al cospetto del caos, quell’indicibile che noi percepiamo oltre, in un terreno non umano ma sia pure naturale e intimamente famigliare.

Tendo la mano verso ciò che alla parola sovrabbonda; ecco che la parola muta e io sono altro. Si manifestano le metamorfosi dell’essere, pure del mio essere. Potrei anche finire col credere che la parola sia me, ed io la parola. Nulla di panteistico, bensì movimento dell’uomo, forse solo del corpo, a tastoni dentro la sovrabbondanza dell’essere, di natura.



In luogo di premessa

Nessuna parola direbbe il caos. Lo fuggirebbe. Il caos la contraddice. Il caos ride.
E contraddicendo la contempla come sua tenera parte: lo spazio dove dimora l’uomo.
L’indicibile è nei nostri occhi infiniti e muti.



***

Solo il bianco agli occhi rimane
come la neve, dove affonda –
il passo che l’occhio attende lieve.
Non sappiamo piùdire: l’occhio
che vede guardato – dal confine,
rinnega, richiama, abiura, – ama
mentre scende nel marmo a spirale
nel frammento vuoto di luce.



***

È lastricata e sdrucciola la mia
non retta via di fragili orizzonti
sui fianchi di rovine umide e muri
– e scarti ricoperti di muschi
verdescuri, lungo questo risucchio
dell’aria – mantra d’assenza e d’oblio.
Io vengo all’accorrere del cielo
all’azzurro in grembo alle colline.



***

Gesti ed esili che cedono alle mani
come lungo vettori di gole
negli aneliti fra le dita oltre l’andare
scivolare su questa ghiaia di cose
oltre lo schianto.



***

1.

Il nero dove scavo in evento
limite, all’estremo perimetro
ritagliato intorno alle cose,
dove l’ombra dal sud si muove.
L’ho veduta nel sogno ululare
ma forse era uomo sul ciglio,
le labbra colme di cose chiamate.


2.

Le cose che vedo – sono
le cose cedere al nero.
Cadere all’azzurro degli occhi
alle nebbie del grembo, in volo
ritorno a respiro a ritroso.



Elena Corsino (1969) traduttrice e docente di Italiano come lingua straniera presso l’Università degli Studi di Udine. Ha tradotto L. Carroll, M. Cvetaeva, O. Mandel’štam, F. Dostoevskij.
È autrice della raccolta di poesie Le pietre nude (2005), oltre che di saggi brevi e liriche per musica.