Massimo Rizza, una poesia inedita, “Senza titolo”, nota di Marco Furia

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Urbane visioni

Massimo Rizza presenta una sezione della sua raccolta inedita “I corpi delle città”: tale sezione è dedicata a Urbino.

Per via di una prosa poetica ricca d’immagini, di rimandi a eventi storici e a un’attualità che di simili episodi è erede, secondo cadenze molto ben calibrate nel loro dinamico divenire, il Nostro descrive Urbino in maniera visionaria ma anche molto concreta.

È d’obbligo, a questo punto, la citazione

“antiche prigioni attigue alle stanze della lussuria, vasche di marmo dai caldi vapori, bagni / promiscui di penitenti delle passioni e delle malattie inguaribili, custodi di segreti familiari / violenze parentali tra lenti rintocchi della clausura, ossari sconsacrati e passaggi segreti / pietre dure e manoscritti oscuri che conducono al cuore del grigio antracite delle miniere / mutilata e orgogliosa, rifiuta le apparenze e le parentele, nell’unico occhio Urbino si fissa”.

Nella pronuncia finale (che ricorda il verso di Dino Campana “Genova canta il tuo canto!”) è possibile riconoscere un’infinita estensione che riesce a condensarsi in una vivida immagine la cui persistenza, come dicevo, partecipa del visionario come del reale.

La visione, anche la più mistica, non nasce dal nulla ma è espressione di un essere umano e del suo esistere nel mondo e dunque, in ogni modo, è collegata alla vita e al linguaggio.

Un collegamento che, nel caso in esame, oscilla e, tuttavia, non intende sacrificare la valenza comunicativa al puro immaginare.

Il risultato appare fecondo proprio per il suo poetico insistere, ossia per un tenace tentativo di dire di e nel il cui felice esito è una sorta di premio per il lettore e, perché no, per lo stesso autore.

 

 

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dal profilo adunco, calva suonatrice di strumenti a corde, patria dei

traditori e delle faide familiari, dalle porte lignee mute e senza battenti,

custode di nobili segreti e di leggende, con le strade arcuate a spine dorsali

molli, luci taglienti dai vetri istoriati, di strani fantasmi gobbi e storpi che

si aggirano di notte, dove gli uccelli lasciano i nidi incustoditi e muti,

antiche prigioni attigue alle stanze della lussuria, vasche di marmo dai

caldi vapori, bagni promiscui di penitenti delle passioni e delle malattie

inguaribili, custodi di segreti familiari violenze parentali tra i lenti

rintocchi della clausura, ossari sconsacrati e passaggi segreti pietre dure e

manoscritti oscuri che conducono al cuore del grigio antracite delle

miniere mutilata e orgogliosa, rifiuta le apparenze e le parentele, nell’unico

occhio Urbino si fissa.


Massimo Rizza è nato a Sesto San Giovanni e vive a Segrate (Mi). E’ laureato in pedagogia e ha operato nel campo dell’istruzione in qualità di dirigente scolastico. E’ condirettore e redattore della rivista letteraria Il Segnale. Ha pubblicato la raccolta poetica Il veliero capovolto, Ed. Anterem (2016)

Suoi testi narrativi sono pubblicati in antologie e on line sul sito della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Testi di poesia, saggistica e critica sono apparsi su diverse riviste letterarie italiane tra le quali: “Il Segnale”, “Pagine”, “Anterem”, “Scibbolet”, “ Capoverso”, “ l’immaginazione”, " "Erba D'Arno".