Lia Cucconi, una poesia inedita, “Tatuaggio”, nota di Marco Furia

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Una tatuata denuncia

Con “Tatuaggio”, Lia Cucconi presenta un componimento davvero conciso in cui ogni pronuncia occupa un posto molto ben definito in una sequenza poetica breve ma ricca di valenze evocative.

La poesia si apre con un richiamo a una

“Imprimitura dell’ordine indiviso”

che, nella sua articolata e vivida dimensione, risulta “passeggera” e “parallela”

“dentro a regioni di paesaggi

nei feticci delle quinte

dell’immaginario quotidiano”.

Proiettati in un enigmatico mondo in cui la poetessa già vive, siamo chiamati

a riconoscerci in un’esistenza che sembra misteriosamente inquieta nel suo angosciante persistere.

Tuttavia qualcosa rimane:

“ma resta

fratturazione visionaria

della solitudine tatuata nel noi”.

Certo, la “fratturazione visionaria” di una “solitudine tatuata” non è molto, ma per la poetessa è abbastanza, poiché la sua, lungi dall’essere semplice presa d’atto, è vera propria denuncia che chiede ascolto e condivisione.

Qualcosa di non irrilevante, dopo tutto, si può sempre fare?

Senza dubbio e il richiamo di Lia è appunto questo: la parola non è fine a se stessa, ma è uno strumento che è in grado d’indicare una via da seguire, un àmbito entro cui è possibile mettersi in gioco in maniera feconda, sicché, anche nei suoi aspetti più sfingei, mostra una direzione, un itinerario.

Anzi, proprio certi misteriosi tratti, con la loro prossimità a un dire lontano dai comuni canoni, dunque più vero, possono essere tali da svegliare le coscienze assopite “nei feticci” di un “immaginario quotidiano” invadente e imposto.

Insomma, una denuncia e un monito.

 

 

Tatuaggio

 

Imprimitura dell’ordine indiviso:

                   nell’aridità

                   nella calcificazione

                   nell’essere

sopra la gloria del limite

della mancanza del cerchio:

        è passeggera

        è parallela

dentro a regioni di paesaggi

nei feticci delle quinte

dell’immaginario quotidiano:

                                        ma resta

                         fratturazione visionaria

                         della solitudine tatuata nel noi.


Lia Cucconi ha pubblicato tredici libri di cui cinque in italiano e otto in dialetto di Carpi. Con i volumi dialettali è sempre stata finalista al Premio Pascoli. Tra gli ultimi editi in italiano ricordiamo “Intrusiva” (2000) e “L’imposta” (2010), prima di “Luoghi riemersi” pubblicato nel 2017 con Anterem edizioni. È presente in riviste e antologie.

Si sono occupati, tra gli altri, della sua poesia Giorgio Luzzi, Sandro Montalto, Giorgio Barberi Squarotti, Stefano Verdino, Manuel Cohen.

Vive a Torino.