Silvia Comoglio, una poesia inedita, “Antimondo”, nota di Marco Furia

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La voce del dire

Con “Antimondo”, Silvia Comoglio presenta una breve versificazione il cui intenso ritmo sembra derivare da naturale necessità: le parole sono proprio quelle e non potrebbero essere altre.

Come staccando il frutto maturo dal ramo, la poetessa propone il risultato di un impegno poetico che chiede di essere ascoltato poiché c’è: insomma, la sua voce è spontanea.

Spontanea? Certamente, se con tale aggettivo non intendiamo un’immediata espressione (ad esempio il pianto del neonato), ma l’esito di tenace lavoro su un linguaggio che si vuole il più possibile aderente alla vita.

Il comune idioma, talvolta (anzi, spesso), si avvicina soltanto a ciò che vogliamo dire, delimitando uno spazio senza riuscire a entrarvi.

Affidandosi alla poesia, Silvia riesce finalmente a parlare, a comunicare agli altri un vivido quid che non può essere spiegato ma al quale ci si può riferire mostrandolo nei suoi molteplici aspetti.

Entrare in un territorio non implica necessariamente esplorarne ogni angolo e definirne i confini, al contrario può comportare il riconoscimento di un aperto divenire la cui mancanza di frontiere non deve scoraggiare, bensì indurre a promuovere ulteriori ricerche.

Ricerche linguistiche nel caso in esame, ma tali in senso proprio, ossia collegate a un vivere che non sta dietro le parole ma nelle parole medesime e che, dunque, esce allo scoperto, senza riserve, con sincerità.

Concludo con una citazione:

“Come rima di gechi trapassati nel cuore –

cuore della voce venuta in emergenza

la-cerando, a guado della bocca, il Sempre –

che si sghemba, in nudi, nudi melograni

virati in afasia”.

 


Antimondo

 

l’antimondo! è il solo punto

in cui l’alba si sorride : il forte

bacio di chi bacia noi che siamo

tutti - i paradisi!

 

*

Luogo dopo mondo ―

fu l’albero-miraggio di immobile silenzio

a fame declamato : avvento di terra già discussa

dopo che tu parli, a basso muro basso, di tánti

tanti fiori disciolti, in eco di fessura, cóme

come rima di gechi trapassati nel cuore ―

cuore della voce venuta in emergenza

la-cerando, a guado della bocca, il Sempre ―

che si sghemba, in nudi, nudi melograni,

virati in afasia


 

Silvia Comoglio (1969) è laureata in filosofia e ha pubblicato le raccolte di poesia Ervinca (LietoColle Editore, 2005), Canti onirici (L’arcolaio, 2009), Bubo bubo (L’arcolaio, 2010), Silhouette (Anterem Edizioni, 2013), Via Crucis (puntoacapo Editrice, 2014) e Il vogatore (Anterem Edizioni, 2015 – Premio Lorenzo Montano – XXIX Edizione - Sezione raccolta inedita) ed è in corso di pubblicazione la raccolta scacciamosche con la casa editrice puntoacapo.

Nel 2016 ha scritto per The small outside di Gian Paolo Guerini Piccole variazioni, concerto apparso a puntate sulla rivista on-line Tellusfolio (http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php&cmd=v&id=19913). Per Il vogatore è stata composta nel 2015 una partitura dal compositore e pianista Francesco Bellomi e per Via Crucis nel 2016 sono stati realizzati quindici disegni dall’artista Gian Paolo Guerini.

Suoi testi sono apparsi nei blog “Blanc de ta nuque” di Stefano Guglielmin e “La dimora del tempo sospeso” di Francesco Marotta; nei siti www.nannicagnone.eu, www.gianpaologuerini.it e www.apuntozeta.name, sulle riviste “Arte Incontro”, “Il Monte Analogo”, “Le voci della luna”, “La Clessidra”, “Italian Poetry Review”, sulla rivista giapponese “δ” e nelle riviste on-line Carte nel vento, Tellusfolio e Fili d’aquilone.

E’ presente nei saggi di Stefano Guglielmin Senza riparo. Poesia e Finitezza (La Vita Felice, 2009) e Blanc de ta nuque, primo e secondo volume (Le Voci della Luna, 2011 e 2016), nell’antologia Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (puntoacapo Editrice, 2012) e nell’opera di Marco Ercolani Annotando (La Biblioteca di Rebstein, 2016)

Ha partecipato, tra l’altro, al Festival di poesia di Ferrara “In gran segreto” e alla XXII edizione del Festival internazionale di poesia di Genova.