Alice Pareyson, una poesia inedita, “Santificati Uffizi”, nota di Ranieri Teti

Versione stampabileSend to friendPDF version

Quando una poesia si conclude con una domanda lascia una sorta di sfida al lettore, a una ideale platea.

Il testo si trasforma in una proposta di condivisione che rilancia con più forza ancora il tema originario. Tutto questo non è semplice, ma Alice Pareyson ha il dono di non preoccuparsene, inserendo nell’opera una dose di arguzia produttiva ed efficace.

Grazie all’alternanza tra discorso diretto e indiretto, scarti semantici e versi ora brevi ora lunghissimi, grazie alla coscienza e al suo flusso, in “Santificati Uffizi” si succedono svariate sequenze, tra lo sgradevole e l’apparentemente inenarrabile in versi, raccontati nell’incandescenza di una lingua che si presta a qualsiasi richiamo dettato dall’autrice.

Attraverso le sue pieghe più graffianti, tra neologismi, onomatopee e mistilinguismo, vertiginosi cambi di ritmo e improvvise interferenze, il linguaggio travalica e dilata fatti anche scabrosi, che possono essere accaduti ad esempio oltre i cancelli che non sempre sono quelli del paese delle meraviglie.

 

 

Santificati Uffizi

 

la radio interconnessa trasmetteva fonemi significanti al cervello che rielaborava le

informazioni nell’apprendimento ipnopaideutico.

 

la strada deserta

un uomo

anzi due

si parano a catena

prendendo per mano

una bambina

anzi due

 

la bambina

vicina

evapóra

 

assecondando Volontà irrepressa

avventurarsi abbandonando l’Io

negando l’Esistenza

riportando l’Essere all’Ente

in dubbio se parte del materialismo teologico

 

irruzione

nel paese delle meraviglie

dal cancello rimasto aperto

senza sviste

-doveva essere visto-

ma non a tu per tu

 

punto per punto

cancello 1

-non sbattere

appiattiti accovacciarsi

cancello 2

cosa vedi?

-non ignoto

bene entra

-ma dobbiamo andare non arriveremo

non importa devi guardare

-il capo di gabinetto sonnecchia

starà perfezionandosi lui pure

(nel giallognolo scuro tendente alla terra

liquefatta):

 

ma che ci fai tu ancora qui

ma che ci faccio ancora qui

se non mi ami più

se non ti amo più”

 

-ma che corbellerie va dicendo

non lo so ma ha ostaggi

 

no non uscire

-mi è impossibile restare

allora evapora pena la morte di entrambi

 

lampi di luci soffuse

sulle strade dublinesi

poche anime

il centro pullula di ragazzi e ragazze vestiti a festa

la strada deserta -again- con accento nordirlandese

 

nessun uomo

nessun velocipede

-come si sposterà

i piedi faranno cilecca nel parlare.

 

(puntinipuntini per ragioni ignote ma ignifughe)

questioni irrisolte

bisogna andare

qualcuno volerà

non importa chi.

 

-il cane diabolico ci osserva

non darti pensiero, ci penserà lui a disvelare

 

ancora il capo di gabinetto

ha uno scagnozzo bau bau

più che vestiti a festa

abbigliati da doppio agente

molto borghesi poco in borghese

 

nerissimi bucano gli occhi e nessun Hail Mary ci salverà, non questa volta. Ah, Holy

Hazelhatch! che fare?

-scagionali

no bisogna far presto e bene

-rimbrottali

scoprire cosa vale un diretto

 

-castrali- era la soluzione, idiota!

non muoveranno un dito

belli dopotutto

distesi

al sole del corridoio di un ospedale circense anzino -pardondisse- ecclesiastico

 

-i bambini?

saranno fuggiti senza il tuo aiuto becero rettile dattilico

temporeggiasti di fronte a cancelli

semiaperti

per poi semplicemente castrare l’anima di inetti – attenzione che ciò potrebbe fare di te

pure un inetto

come il capo di gabinetto

che ascoltava ostruzioni

-istruzioni

tsk! alla radio che trasmetteva

interconnessa

fonemi significanti al cervello che rielaborava le informazioni nell’apprendimento

ipnopaideutico.

 

volete raccontare voi pure un’esperienza giovanile

andata a buon fine?


Alice Pareyson è nata a Milano il 15 novembre 1994. Ha frequentato il “Liceo Classico Alessandro Manzoni”, è dottoressa in Lingue e Letterature Straniere e attualmente è iscritta alla “Facoltà di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee” dell’Università degli Studi di Milano, dove studia in particolare Lingua e Letteratura Russa e Lingua e Letteratura Inglese.

Con un saggio sul sequenziamento del genoma, nel 2012 ha vinto il 1° Premio all’International DNA Day Essay Contest 2012.

Paolo JACHIA e Alice PAREYSON “Franco Battiato. La cura. 27 canzoni commentate 1971” – Fabio D’Ambrosio Editore, Milano, 2016, pag. 224

“Maurizio Cancelli arte del territorio” – a cura di Franco Falasca – Fabio D’Ambrosio Editore, Milano, 2016, pag. 128 – traduzioni in inglese di Alice Pareyson.