Stelvio Di Spigno, da “Fermata del tempo”, Marcos Y Marcos, 2015, nota di Flavio Ermini

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Stelvio Di Spigno ha conseguito la laurea in Lettere e il dottorato in letteratura italiana. Vive a Gaeta e insegna ad Anzio. È poeta. Il suo ultimo libro ha per titolo Fermata del tempo ed è edito da Marcos y Marcos (2015).

Questa opera ci parla, come lucidamente certifica Umberto Fiori nella prefazione, “di un passaggio dall’adolescenza all’età matura, di una iniziazione al vero”. Tale passaggio viene registrato cercando di azzerare il flusso del tempo, imponendo al tempo una “fermata”, affidandosi all’ora per eccellenza: quella in cui ha luogo il ritorno al passato.

L’ora in cui la vita compie una svolta ha i suoi segni: i segni del tempo nei quali si ha a che fare con l’oscuro fondamento dell’essere. Ma, attenzione, quell’oscuro non significa tenebra, ma ombra che appartiene alla luce e che con la luce forma il mistero della vita.

La gentilezza e la mitezza, il sorriso e le lacrime sono forme di vita che ci aiutano a riconoscere e a rispettare le attese dei nostri compagni di viaggio, i loro desideri, le loro speranze, le loro angosce. Non c’è colloquio, non c’è dialogo, assicura Di Spigno, se non è accompagnato dalla ricerca e dal rispetto delle reciproche attese.

Confrontarci con il tempo, cercare addirittura di fermarlo significa confrontarsi con l’esperienza dell’ignoto che incessantemente emerge dalle nostre relazioni con le ombre enigmatiche e fragili che si intrecciano con le nostre esistenze.

 

 

Da “Le radici sepolte”
 

Largo e intento

il lago dove siamo stati congedati

dal sogno di una maniera di pace


fatto per uomini con gli occhi addolorati,

le acque che avremmo voluto dentro casa

nel tranquillo fluire del traffico cancellato dal mondo,

la completa fissità, l’essere corporalmente raggiunto,

vivere con gli amati e gli antenati, insieme nel puro silenzio,
 

per sempre nello stesso giorno

magari d’infanzia o adolescenza,

perché molto è il desiderio

di un paradiso abbarbicato al tutto

uniti con la faccia solo in questa terra,

senza dovere niente alla fatica e al lutto,

al mancare interno e al rischio dell’eterno.


 

Stelvio Di Spigno vive a Napoli dove è nato nel 1975. È laureato e addottorato in Letteratura Italiana presso l’Università “l’Orientale” di Napoli. Ha scritto la monografia Le “Memorie della mia vita” di Giacomo Leopardi – Analisi psicologica cognitivo-comportamentale (L’Orientale Editrice, Napoli 2007). Ha collaborato all’annuario critico “I Limoni” con recensioni e note sotto la guida di Giuliano Manacorda. Per la poesia, ha pubblicato la silloge Il mattino della scelta in Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, Milano 2001), i volumi di versi Mattinale (Sometti, Mantova 2002, Premio Andes; 2a ed. accresciuta, Caramanica, Marina di Minturno 2006), Formazione del bianco, (Manni, Lecce 2007, finalista Premio Sandro Penna), La nudità (Pequod, Ancona 2010), Qualcosa di inabitato, con Carla Saracino (EDB, Milano 2013). Il suo ultimo libro, Fermata del tempo, (Marcos Y Marcos, Milano 2015) ha ottenuto il Premio Nazionale di Calabria e Basilicata.