Roberto Valentini, dalla raccolta inedita “La Passione”, nota di Laura Caccia

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Trittico

La Passione”, che Roberto Valentini mette in versi nella silloge omonima, si declina pensosa nel confronto tra il divino e l’umano sui temi del male e del dolore, dell’angoscia e della morte, della verità e del mistero.

Quasi fossero dipinte sulle tavole di un trittico, siamo di fronte alle immagini e alle voci, in dialogo tra loro, della narrazione biblica, del pensiero umano e della poetica personale dell’autore. Possiamo tentare di intravedere, su una tavola, la Via crucis che i testi evangelici, rigorosamente citati, declinano nella loro narrazione; su un’altra, i testi poetici in cui l’autore, nella prima parte della raccolta, “La Passione”, si pone a confronto con le questioni che essa pone per l’uomo; su un’altra ancora, i testi della seconda parte, “Altri versi”, dove emerge una poetica personale colma di fatica e smarrimento e insieme di spiragli di luce e di altrove.

Nel fluire dell’endecasillabo che spesso accompagna la riflessione dell’autore, si susseguono, all’interno della trama evangelica rivisitata in chiave poetica, le grandi domande sul senso dell’umano e del divino.

Lungo le stazioni del dolore, attraverso pennellate di meditazioni, si declinano, come leggiamo, i temi della paura, “l’angoscia che ti sa uomo”, dell’iniquità e del significato del male, “il male dell’uomo, / finché la sua polpa dia altra vendemmia”, del valore della sofferenza e del supplizio, “il naufragio che bisogna cercare / in sé stessi, per trovare l’approdo”.

In una tensione verso l’interrogarsi umano sul dubbio e sulla verità, quando, come scrive l’autore, “si sporge / il senno oramai sordo alla parvenza / del vero. Ma cos’è la verità?”, e insieme sull’orrore e sullo sgomento per il “brullo precipizio della morte”. Per concludersi infine nel segno del mistero divino e della speranza “Abiti in noi, / nello spazio che è degli Altri l’incontro”.

E in tutto questo la parola?

Il dire è una parola di veglia, “che altrove / cerca il responso”, una “cenere di voce nel gorgo / del tempo” e, come Roberto Valentini esplicita in “Altri versi”, ricerca mai sopita: “Così camminiamo in un bosco / di voci che ne intreccia la fatica / di ritrovare il discorso alla resina / sui larici”. Pennellando realtà e riflessioni a partire da una tavolozza di ombre e dissolvenze, faglie e cicatrici, fino al germogliare di possibili luci, forse “astri di un’altra radura”.

 

*** 

 

Giovanni. 18, 37-40

Pilato disse a Gesù: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

 

V Gesù è giudicato da Pilato

 

Alla balaustra del dubbio si sporge

il senno oramai sordo alla parvenza

del vero. Ma cos’è la verità?

Ciò s’insinua sull’orlo della voce

versandola nel cratere del cuore;

lì non giunge l’illustre potere,

l’udienza della parola che altrove

cerca il responso. Solo l’acqua esigua

della scelta già scorre sopra il marmo

del sentire che le mani non sfiorano.

 

*** 

 

Giovanni 19, 32-34

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Marco 15, 42-43, 46

Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,  Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.  Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro.

 

XIV Gesù è deposto nel sepolcro

 

Mentre trafora una lancia il tuo fianco

ne sgorga l’acqua dal fondo divino,

si versa un sangue di rose alle mani

che supplici riaccolgono uomo e figlio

nelle spoglie del cielo. Poi rimbomba

il tuono di questo strazio infinito

sulle stigma dell’aria. In un lenzuolo

le ricopre il sudario della sera,

se anche la tua tomba come un enigma

rinserra – e lo può? – un macigno di morte.

 

 

Nato a Milano, Roberto Valentini dal 1999 lavora come insegnante nella scuola secondaria superiore e sopra(v)vive a Bernate Ticino, al confine occiduo della provincia milanese. Laureatosi in filosofia all’Università degli Studi di Milano, ha collaborato con la cattedra di Storia della filosofia contemporanea II quale redattore della rivista “Magazzino di filosofia” diretta dal Prof. A. Marini; attualmente, oltre a proseguire tale attività, è fra i curatori del relativo sito web di filosofia contemporanea (www.filosofiacontemporanea.it). Si è interessato in modo particolare della filosofia francese post-strutturalista, della Nietzsche-renaissance e del pensiero di autori quali Blanchot, Derrida, Deleuze, Bataille; in questi anni ha pubblicato, fra gli altri contributi (recensioni e florilegi), saggi sull’insegnamento della filosofia, sul cinema di Kubrick e Il gesto di Alcesti (“Magazzino di filosofia” n. 19/2012), una interpretazione letteraria di alcune tematiche della riflessione di Maurice Blanchot. Ha presentato un proprio lavoro nell’opera collettiva Vita, concettualizzazione, libertà (Mimesis, Milano, 2008).

Sue liriche inedite, articoli, escursioni di carattere saggistico-espressivo ed un racconto sono presenti sul sito web della rivista letteraria “Lunarionuovo”, diretta dallo scrittore e saggista Mario Grasso, e sulla rivista “L’EstroVerso”. Ha pubblicato il volume Dante a rovescio. Il XXXIV canto dell’Inferno capovolto (selfpublishing, Tricase, 2012), le raccolte poetiche Il peso dell’ombra (Prova d’Autore, Catania, 2013), Fra terra e luce. Antipodi dell’uomo (selfpublishing, Tricase, 2014) e Il male degli occhi (Puntoacapo Editrice, Pasturana 2014). Per i tipi di Puntoacapo Editrice è in corso di stampa la raccolta Il beneficio delle brume. Sue liriche sono presenti nelle antologie Enciclopedia di Poesia contemporanea (Fondazione Mario Luzi Editore, 2015), Atti della XVII Biennale di Poesia di Alessandria (a c. di Aldino Leoni e Mauro Ferrari, Puntoacapo Editrice, Pasturana 2015) e sul numero XXVIII di “Carte nel Vento”, periodico on-line del Premio “Lorenzo Montano”. Per una collana della rivista “Magazzino di filosofia” è in corso di stampa il volume monografico La pietra, il dono e lo specchio. Sisifo, Alcesti, Narciso: tre gesti per esautorare la morte.

Ha ricevuto riconoscimenti al Premio “Lorenzo Montano” (2013, 2015), al Premio Internazionale “Cinque Terre” e la Menzione d’onore per l’opera Il male degli occhi al Premio Casentino 2015. Scontando come tutti la “nera foga della vita” di sabiana memoria, continua a coltivare l’impaziente passione delle lettere, preservando epistole, esercizi di stile, prose rapsodiche e innocenti endecasillabi – né pretenziosi né insinceri – dalla (nella) loro lieve agonia dentro uno stipo.