Danilo Di Matteo, una prosa inedita, “Lucio Magri e i soggetti sociali”, nota di Davide Campi

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In questo breve saggio Danilo Di Matteo ci ricorda innanzitutto la misura del pensiero di Lucio Magri, parlamentare, “comunista eretico”, co-fondatore del PdUP e del Manifesto, teorico della politica nella sua accezione più nobile di servizio alla collettività.

Particolare importanza nel pensiero di Magri sono l’incontro e il confronto fra politica e istanze sociali.

In questo senso, sottolinea Di Matteo, è da vedere il rapporto privilegiato della sua formazione politica con le reti di partecipazione democratica (consigli di fabbrica, movimenti come medicina democratica etc.) che proliferavano negli anni ’70.

Nel mondo contemporaneo, rileva ancora Di Matteo, dopo la diluizione delle ideologie e i riflussi individualistici, l’individuazione di soggetti sociali che possano essere interlocutori credibili nel confronto democratico diventa sempre più problematico.

Ma, ovviamente, in assenza di veri soggetti sociali, identificati con chiarezza, le istituzioni e la politica non possono raccordarsi ai singoli, aumentando confusione e disagio.

Per questo, esorta Di Matteo, pure nelle difficoltà del periodo storico, è necessario ripensare corpi intermedi che, oltre a motivare l’azione politica, rappresentino anche il giusto collante e il necessario tramite.

 

 

Lucio Magri e i soggetti sociali

(incipit)

Vi sono dei nomi, dei volti, delle idee che appartengono al nostro background, pur maturando negli anni posizioni e convinzioni diverse. Ѐ il caso, per me e per altri, di Lucio Magri, fra i fondatori de il manifesto e segretario del Pdup. Fece discutere e soprattutto riflettere la sua scelta di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera. Ma non è su quello che mi soffermo ora. Ha destato di recente il mio interesse la pubblicazione in due volumi degli interventi parlamentari di questo comunista eretico. E scorgo nell’articolo di Luciana Castellina riguardante il Convegno alla Camera dei deputati dedicato a tali testi motivi e argomenti di grande interesse, veri e propri spunti per ulteriori considerazioni e domande.

Da un lato ella ricorda la capacità di una piccola formazione politica come il Pdup di rappresentare un punto di riferimento per la crescita di reti di partecipazione democratica “che ebbero – negli anni ’70 – una particolare fioritura”: dai Consigli di fabbrica a quelli di zona, da movimenti come Medicina democratica a Psichiatria democratica. Dall’altro evoca l’esperienza della nuova Rivista de il manifesto, rinata proprio sotto la direzione di Magri nel 1999. Un’esperienza conclusa sempre per sua scelta nel 2004 per mancanza – ecco la motivazione – di referenti sociali. Detto altrimenti: a lui sembrava troppo angusta e a suo modo macchiata di ignavia la prospettiva della semplice testimonianza. E qui si ripropone il tema della tensione fra il ruolo dell’osservatore e quello del partecipante, della capacità di coniugarli.

 

 

Danilo Di Matteo, nato a Lanciano (CH) il 22 marzo 1971, vive a Chieti e lavora come psichiatra e psicoterapeuta.

Collabora con il mensile mondoperaio, con il settimanale Riforma, con diversi siti web, scrivendo note e commenti di psicopatologia, politica, filosofia, teologia e recensioni di libri e riviste. Ha intervistato diversi personaggi pubblici.

È laureando alla triennale di Filosofia presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.