Nanni Cagnone, da L’oro guarda l’argento, con saggi di Paolo Aita ed Enrico Cerasi

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Solo superficie, polvere soltanto,
ma inattesa polpa incantata
dell’autunno, se passo
qui dov’è il mio peso
come un segno in un libro,
una risposta, e facili nuvole
sopra le rondini, e sotto,
più sotto, senza mai saperlo,
l’orlo d’erba del passato.
Niente, neppure una parola.
L’oro guarda l’argento.
THE BOOK OF GIVING BACK, 1995

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Qualunque arte,
se non si fa smemorata
e senza mezzi, attenta solo
a seguire il movimento,
vale meno della sua materia.

Anche un albero,
fotografato
con troppa cura,
si allontana.
DOVERI DELL’ESILIO, 2001

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Forme disperse in altre forme,
aspri riflessi, se dal vetro
guardi la città quasi fosse
una misura, un ago che fa l’orlo
al deserto, grido nel sonno
spina della pelle.
THE BOOK OF GIVING BACK, 1995

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Non in queste parole
ma nelle nascite seguenti.
E riposare in un limite,
servire
l’ultimo possibile,
riunirlo dove
intatti da collera
e clemenza, alti nell’aria,
meteore, intricati per sé
i mutamenti.
ARMI SENZA INSEGNE, 1987

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difficile madre, imminente,
da cui mosse
nella continuazione si riflettono
da lontano forse parlano
cose che non si deve
porre alla lingua. senso
per somiglianza incustodito.
ANDATURA, 1978

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T’incantano le strade
che si girano, che sciupano
la prospettiva, le rime
stravaganti e l’asfalto
che non segue la luna,
il funicolo torto che spinge
verso carezze barocche.
Nessuno accanto a nessuno.
IL POPOLO DELLE COSE, 1996