Agostino Contò, Omaggio a Franco Cavallo

Versione stampabileSend to friendPDF version

Agostino Contò: Ricordo di Franco Cavallo

Franco Cavallo si è spento nella primavera di quest'anno. La stima che abbiamo sempre avuto per il suo lavoro poetico è testimoniata dal premio che gli abbiamo conferito per la "raccolta inedita" nel 1999 nell'ambito del Montano. Ricordiamo questo grande poeta con le affettuose parole di Agostino Contò.

e il mare che bussa
alla porta dell'assente - e c'e una tristezza frammista
a olio & catrame
il sole esce di pista.
e la nottiluca chiama:
voce chiara e distinta
nella sera che s'oscura.

non c'è dunque un futuro.
non è rimasto più niente.

solo un brusio che si spegne.
solo qualcuno che si pente.

"E' il mare che bussa / alla porta dell'assente". Il mare del golfo di Napoli sussurra e chiama, ma Franco Cavallo se ne è andato, non puo più rispondere. I suoi libri di poesia erano Fetiche (1969), I nove sensi (1971), Ziggurat e Frammentazioni (1979), L'alfabeto dei numeri (1981), La nascita del Principe (1988), L'animale anomalo (1992), da ultimo Nuove Frammentazioni (1999), Premio Montano nel 1999 e nel 2000 Premio ferocia;
quelli di narrativa Festival (1982), La forma buia del vento (1983), Le memorie del Professor Zarathustra (1989) e Racconti volanti e altri racconti (1996). Ma poi come non ricordare <Altri Termini>, rivista di punta della poesia italiana tra il 1972n e il 1977; e poi <Colibri>, dal 1979 al 1980.

E la sua opera di promozione culturale, e il suo lavoro di costruzione con le antologie Zero, testi e antitesti di poesia, del 75, Uno, del 1978, o la piu ampia Coscienza & evanescenza. Antologia di poeti degli anni Ottanta, del 1986. E il suo confrontarsi con altri buoni amici poeti campani (Capasso, Piemontese, per tutti).

Poesia la sua (cosi rispose ad un questionario del <Verri>) che si serve del linguaggio come di una sorta di periscopio per scrutare gli angoli piu inesplorati e piu contraddittori della contemporaneita evitando le secche del deja vu. E giocando con sottile ironia tra i flutti del resto della letteratura. Fuori da scuole, fuori da gruppi. Con la precisa consapevolezza che occorre disperatamente continuare a farla, la poesia: perché la parola ha l'intrinseca necessita di essere detta e scritta. E di essere ascoltata, letta, ricordata.

Io non posso non ricordare i suoi Rien ne va plus (1974) e Flusso (1976), che servirono da modello (cosi agili, cosi ricchi, cosi "poveri") a me e a Carlo (Rao) per i libretti di Babbalu: ci diede il permesso di copiarne formato, agilità, povertà (la ricchezza dei testi restava affar nostro).
Né la forte amicizia che ci legava; in poesia, per lettera, infine in un grande commosso ultimo abbraccio a Verona, per il Premio Montano.

"Nella sera che s'oscura / non c'è dunque un futuro /non è rimasto più niente", se non, caro Franco, la tua poesia.

sempre ermo, sempre colle,
sempre infinito che finisce
dietro la dolina, sempre Rebecca
nello sguardo: sempre, sempre...
e si vede - si vede

la lunabianca come una colomba
di vainiglia, si vedono i figli
degli aborigeni tremare
di paura, si vede
Bruce Chatwin andare in giro
con lo zaino e il
quaderno, si vede perfino l'interno
di una chiesa
che vacilla, che oscilla
come un bingoo come un bongo
si vedono
i nani correre sulle mani
e gli ontani gonfiarsi
come le mongolfiere del nulla.
prato niente. ciliegio nessuno.
solo il cupressus fa uno.