Carlo Tosetti, dalla raccolta inedita "Parigi e tempi altri", nota di Laura Caccia

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Lo splendore del vero

Poliedriche e rammemoranti, eterogenee e in sé concluse, ciascuna sospesa nella sua dimensione naturale o letteraria, le visioni che emergono dalla raccolta Parigi e altri tempi di Carlo Tosetti paiono somigliare ad una raccolta di inquadrature diversificate, fotogrammi fermati nel loro spazio-tempo, quasi un museo personale dell’autore.

Simili a quegli oggetti, quadri, fotografie, tra cui frugare nelle bancarelle del Marché di Paris, come nella poesia che dà titolo alla raccolta: “Poi che cerchi? / Dove frughi passate / le gravi meraviglie / dei musei ed incontri …?”. Simili anche a fondali, vari e disparati, che vengono di volta in volta scelti e illuminati con tocchi spesso pittorici, nel riverbero stratificato di echi di spazi e tempi lontani.

Sono spazi che richiamano luoghi naturali e urbani: ciascuno descritto nei suoi forti richiami alla presenza umana e, insieme, al pensiero che vi si affaccia. E sono tempi che costituiscono un richiamo a quanto il passato ha lasciato depositare e arricchire, rispetto alla “bolla d'inerte / presente dove attorno / procombe ed insorge / nuovamente ogni cosa”, come scrive l’autore, nel suo stile senza artifici e lontano dalla retorica, attraverso sguardi nitidi sulle cose e richiami pensosi alle presenze umane.

Gli spazi e i tempi richiamati nei testi non restano in tale modo neutri contenitori, ma si colorano di incontri, presenti e passati, reali e letterari. Sono filosofi, registi, scrittori e poeti a cui l’autore dedica i suoi versi o di cui richiama i luoghi scelti per le loro sceneggiature.

Come le piscine termali di Bagno Vignoni, sulle quali aleggia lo spirito di Andreij Tarkovskij “il respiro suo, / l’assimilare il genio / delle Naiadi che spande / il fumo vaporoso e guaritore”, oppure il parco parigino des Buttes-Chaumont, scelto dalla regia di Éric Rohmer “che vi pinse gli acquerelli / della lieve nouvelle vague”, o ancora il luogo immaginario della fortezza di Dino Buzzati nella poesia ispirata a Il deserto dei Tartari che conclude la raccolta, dove luoghi e tempi si rarefanno nell’attesa, in quell’indugio “palesato dal nulla lontano, / dal siderale niente remoto”.

La nostalgia, lo sguardo, l’attesa: quadri, anch’essi, come i testi che Carlo Tosetti delinea via via, nel tentativo, forse, di far emergere quello splendore del vero, indicato da Jean-Luc Godard come elemento caratterizzante la cinematografia della Nouvelle Vague.

Accostando visioni delineate nelle loro precise dimensioni spazio-temporali a elementi di partecipazione umana e di riflessione, dove la parola agisce da macchina da presa in grado di mettere a fuoco simultaneamente i campi lunghi e i primissimi piani. Quasi un effetto straniante, in una poesia che si fa luogo di raccolta di paesaggi e momenti dello stupore e della riflessione, della meraviglia e del quotidiano.


 

Due cimiteri militari
 

I
 

Si apre sconfinata,

dei gusci la distesa

di bivalvi scardinati:

il caos, le cappelunghe,

alcune le inquadra

in laconiche righe,

l’omaggio minerale

al cimitero americano.

 

L’altre che i gorghi

dell'onde l’incrocia,

infinite, frantumate,

creano giustapposte

orazioni del mare,

a mezzo miglio dalla costa

risucchiato per prodigio

e planetaria congiuntura.


 

Al Glicine

 

Figuro tutti bambini,

nella bolla d'inerte

presente dove attorno

procombe ed insorge

nuovamente ogni cosa,

ma sempre indifferenti,

a sfiatare noi s'andava

su per la china, al Glicine fino,

ansando per succhiare

l'ambito ghiacciolo.

A lasciare che affacci l'idea

(di sotto romba la Bova)

che poco ne abbasti

e ci soffochi un rivo,

s'opponeva il tritone,

che viscido sguscia

dalla mano nell'acqua

e poi, fluttuando, si posa.


 

Tarkovskij

 

A ristorarci nella Piazza

delle Sorgenti gustammo

vino rosso e pici,

e meglio avremmo fatto

credo ad emulare

non le penitenze

di Santa Caterina

ma il respiro suo,

l’assimilare il genio

delle Naiadi che spande

il fumo vaporoso e guaritore;

immobili e cotti,

nella piscina rispettosi

del voto al matto di Gorčakov.
 


Carlo Tosetti (Milano, 1969), vive a Brivio (LC).

Ha pubblicato le raccolte: Le stelle intorno ad Halley (LibroItaliano, 2000), Mus Norvegicus (Aletti, 2004), Wunderkammer (Pietre Vive, 2016).

Suoi scritti e recensioni sono presenti su:

Nazione Indiana, Poetarum Silva, Larosainpiu, Paroledichina, Words Social Forum, Versante Ripido, elvioceci.net, Il Convivio, Lankenauta, Interno Poesia, www.giovannicecchinato.it, Poesiaultracontemporanea; Atelier.

È stato ospite della trasmissione Percorsi PerVersi, in onda sulle frequenze di Radio Popolare, il 30/01/2017.

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Blog personale: musnorvegicus.it