Autori del Premio Montano

Claudio Maria Zattera

L’ultimo esistito

 

Lo scellerato sogno di volere

un bacio di ritorno. Ricompensa

d’estasi si rifrange in schegge molli.

In ognuna di loro l’immagine

intera si conficca, guarda caso

convessa, proprio d’amore sporgente.

Ma all’infuori di te e di me, intorno,

non c’erano certezze, niente vita

e niente morte.

Le cose fluttuavano lontane

dalla definizione netta, pura

linea di confine dal possesso

Elide Maria Taviani

21 anni

 

21 anni si compiono una volta sola.

Come tutti gli anni, del resto.

Ma per i 21 era un compleanno speciale, la maggiore età.

Li ho compiuti in un luogo incredibile: un villaggio nel sud del sud, un luogo che, come disse una volta mia figlia, conosciamo soltanto noi, Curanilahue.

Una miriade di catapecchie, arrampicate lungo i cerros sulle pendici delle Ande, congiunte da sentieri sterrati che salivano dritti e scivolavano giù fango e qualche baracca ad ogni pioggia.

Enza Silvestrini

Da “Controtempo”, Oèdipus, 2018

 

Destinati ad altri mari

 

1

comincia sempre

con piccoli smottamenti

perdite di significati

tenui apparentemente

soffici svagatezze di

non ricordo

adesso mi verrà in mente

cui nessuno vuol dar peso

 

restiamo così tutti fermi ad aspettare

che qualche cosa avvenga

 

10

Irene Sabetta

Sogno horror

 

Nella città di Mobrun, le tigri reali, dalle fauci spalancate, sfamano con le loro carni, tagliate sottili, la popolazione locale e i viaggiatori.

Lungo il perimetro dei mercati, le fiere teste non più ruggenti, infilzate nei pali appuntiti di legno, sorridono ai passanti con occhi irridenti. Minaccia e accoglimento: benvenuti nella città delle tigri che si fanno mangiare per mangiarti con gli occhi.

Paola Novaria

Da “Habeas corpus”

 

***

A te stessa non mi nascondi. Ultimi,

senza clamore, si incontrino i corpi.
 

***

Manto in inverno.

Parimente lucente,

ho braccia aperte.
 

***

Febbraio

Flebile è il segno.

La luce allunga il passo.

Tepori inquieti.
 

***

Dove, infine, si riceva in dono

io braccia, tu parole l’approdo.
 

***

Stefania Negro

L’aria, l’acqua, le stelle
respirano del tuo essere che accade
sempre dentro di me come una sorprendente
vertigine, un vulcano zampillante di fuochi
magmatici. I nostri pensieri connessi
bruciano come fuoco stellare e la tua
voce invochi sempre il mio nome
siccome io invoco di attimo in attimo il tuo e
in ogni ora in divenire e fin dove
nulla più appare così perduti
attraverseremo il sole e la neve, la luce sorgiva

Riccardo Martelli

*** 

il flusso di haiku si è spappolato tra soprammobili lì innestati da decenni

sottomettersi a parole dette prima e dopo l'amplesso

alle empatie vissute nelle tavolate e nei lembi della città

talvolta in auto ascolto fino alla fine canzoni e discorsi radiofonici insulsi

donne rimandano alle splendide bimbe che furono

guido dando occhiate alle geometrie dei balconi delle case

pensieri da dormiveglia navigano nelle movenze

cullando risoluzioni tipo tupamaros

Giulio Maffii

Da “Angina d’amour”, Arcipelago Itaca 2018

Giovanni Ibello

Da “Turbative siderali”, Terra d’ulivi Edizioni, 2017



Genealogia di un’assenza



I


“Dimmi, che voce ha il dio dei deserti?”
“Cosa ti rimane di quella notte?”

I temporali negli specchi
e nessuno spazio vitale
oltre la curva del sonno.

“Muta la tua pelle che non torno”.

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