Triestini riverberi

La scrupolosa “indagine sulla poesia triestina del secondo Novecento” di Luigi Nacci, il cui titolo, “Trieste allo specchio”, preannuncia il rigore di esplicite conclusioni, si svolge secondo canoni quasi statistici, sulla base di risposte fornite ad un questionario da centodieci poeti.

Nel prendere atto della volontà dell’ autore di esprimere le proprie (pregnanti) opinioni, non si può evitare di porre l’ accento su un approccio che, partendo “dalla mancanza di un apparato critico organico” riferito al periodo, trova nel “criterio geografico”, cui viene sovrapposto un fitto reticolato, maniera di fornire elementi utilissimi: opzione tesa ad una sorta di “oggettività”, risultante del tutto in grado di produrre i suggestivi esiti richiamati dal titolo.

E, in effetti, di “specchio” pare d’ essere al cospetto, se è vero che l’ immagine riflessa, identica quanto illusoria, permette al soggetto una visione di sé altrimenti impossibile: soltanto in maniera virtuale, dunque, il poeta può accedere alla propria effigie ?

Quesito dalla forte carica enigmatica, nel cui àmbito, come viene suggerito dallo stesso modello, l’ elemento iconico-idiomatico si presenta nella rilevante portata di condizione necessaria all’ umana esistenza.

Privo, così, di qualunque istanza di stampo aprioristico, Nacci percorre, risoluto, un articolato itinerario, non facendo mancare, ove lo ritiene opportuno, illuminanti approfondimenti critici centrati su particolari autori: il tutto sempre in diretto collegamento con le questioni proposte, fiducioso nel metodo adottato.

Molto soddisfacente ricerca.

Marco  Furia

(Luigi Nacci, “Trieste allo specchio”, Battello stampatore, s.d.)