Andrea Lorenzoni, poesia inedita, con una nota di Marco Furia

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Il verso “conoscenza dell’irrazionale, proprio” chiude il battente ritmo del componimento di Andrea Lorenzoni con una sospensione (all’avverbio “proprio” non segue alcun punto) che, a mio avviso, partecipa dei caratteri dell’apertura.

Ciò che è  meramente sospeso rimane interrotto, incerto, chiuso in sé, mentre ciò che è aperto si offre al mondo o, anche, semplicemente a un evento contingente.

Appunto questo mi pare il caso in esame, poiché il dettato di Lorenzoni, così ricco di fitte pronunce, pare essere interessato alle singole circostanze.

L’atteggiamento poetico è chiaramente rivolto a considerare l’umana condizione, la problematica assiduità dell’esserci, secondo lineamenti espressivi che colgono negli aspetti specifici gli elementi indispensabili per orientarsi.

Un po’ come gli antichi naviganti prendevano quali punti di riferimento le stelle per seguire la rotta lungo una massa d’acqua di cui l’occhio non scorgeva perimetri o confini, Andrea si rivolge ai concetti singoli, alle particolari immagini, per costruire le coordinate di un linguaggio complesso e semplice nello stesso tempo, tendenzialmente infinito.

Ecco, dunque, il gesto aperto di cui parlavo all’inizio: le pronunce sono prive di punto fermo perché la capacità dell’uomo-poeta di porre in essere invenzioni linguistiche non è sottoposta, a priori, ad alcun limite.

Insomma, siamo al cospetto di un vero e proprio frammento di un tracciato in possibile ulteriore espansione.

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