Enea Roversi, dalla raccolta inedita “Coleoptera”, nota di Laura Caccia

Versione stampabileSend to friendPDF version

Le mutazioni

Si snoda come una sequenza di inquadrature, insieme statiche e mosse da trasformazioni, la raccolta Coleoptera di Enea Roversi, in tensione tra stagnazione e cambiamento, immobilismo e mutazione.

Ci si trova su uno sfondo che contempla la compresenza degli stati opposti sia della figurazione che del vivere, come ci evidenzia quella “immagine immota e mutante” di cui scrive l’autore, così come, in un ambito più ampio, l’affermazione: “nulla è cambiato tutto / si è trasformato”. E, insieme, dentro piani di ripresa e di pensiero che mettono a fuoco, nel loro incrocio, immagini filmiche e riflessioni esistenziali.

Le inquadrature spalancano continue domande di senso sul vivere, o meglio sul sopravvivere, di fronte all’inquietudine e al disorientamento generati dalla stagnazione culturale e sociale attuale, oltre che dagli stati, impliciti nella condizione umana, del dolore e della morte. La domanda di senso più pregnante riguarda espressamente la condizione esistenziale, stretta e quasi soffocata dalle mutazioni determinate dalla natura e da quelle imposte dalle odierne insensatezze, portando l’autore ad affermare “tutto ha un prezzo anche l’essere / umano è questo il conto da pagare” e a chiedersi: “che cosa sarà / se diverremo noi stessi una catastrofe / che cosa di noi ma siamo ancora umani / ?”.

Di fronte a tale assillo, restano diverse possibilità, come possiamo intravedere, per trovare una qualche risposta, per uscire dal disorientamento e per anticipare o contrastare le mutazioni che ci riguardano e di cui non conosciamo gli sviluppi.

La più evidente, quella di tipo metamorfico che dà titolo alla raccolta, è la necessità di farsi altro, mutare anzitempo, come scrive l’autore: “forse la soluzione potrebbe stare nel / vivere come un coleottero qualunque / … sorvolare inquietudini e tormenti”, in una danza lontana dalle sofferenze del vivere. Una mutazione di forma liberatoria, una metamorfosi distante dai miti di Ovidio e dal senso angosciante di alienazione di Kafka.

Altra, umanamente, è quella di cercare di ritrovare il bandolo” in un terreno precario “oltre le / nostre idee oltre i confini ripassati / oltre le mai arrivate risposte”, anche se viene dichiarato esplicitamente un parere pessimistico al riguardo, così come il disprezzo per un pensiero positivo sul futuro e sul destino del mondo e della specie umana.

E altra infine, poeticamente, è quella di portarsi nel cuore della mutazione per cogliere l’essenza delle cose. Anche se afferma che “han perso di significato le parole / tutte o quasi anche i pensieri anzi / il pensiero”, anche se invoca sconfortato “il senso perduto”, Enea Roversi pare mantenere piena fiducia nel dire poetico, che ci permette di guardare al fondo del mutare, nelle forme del vivere e del deperire, dell’essere e del non essere, come indica chiaramente: “solamente un fiore appassito un / rigurgito di natura da eliminare / probabilmente ma sta lì in quel / non essere sta lì l’essenza”.

 

Dalla sezione Presenze/Presente

 

fuori tempo massimo

 

rinviare ogni cosa a quando

ci sarà più tempo rimanere a

guardare dall’alto del ponte

verso il fiume che scorre e scava

osservare dal basso della strada

verso le finestre illuminate

dal novilunio i balconi le colonne

il marmo freddo al tatto gli sguardi

le incertezze ora rinvenute sempre

rinviare ogni decisione al giorno

in fondo al calendario in fondo al

pensiero minimo et morale al

centro delle scorie avanzate rinviare

non hai analizzato il contenuto

peccato sei già fuori tempo

massimo

 

blu intenso

 

il taglio della visuale ridefinisce

l’orizzonte ora verticale il suo

blu intenso di termosfera tascabile

muovono le figure (intorno) al

riparo dai venti dalla rosa eccole

abbracciate in un fiato elettrico

sono due parti di uno due parti

metà esatte che scavano

la pietra levigata del giorno

che percorrono curve tortuose

prima di giungere all’arrivo

hanno respiri nelle pieghe del cuore

intersecano ora innocenti

l’orizzonte il suo blu intenso

di antica riemersa profondità

 

Dalla sezione Il futuro del mondo

 

coleotteri

 

forse la soluzione potrebbe stare nel

vivere come un coleottero qualunque

tra miliardi di simili incompresi e vacui

con la disinvoltura del saprofago

che sceglie con cura ogni sostanza

sorvolare inquietudini e tormenti

disegnando nell’aria la naturale

linea di voli radenti e ben calibrati

un organismo anonimo e ronzante

sbeffeggiatore di teste umane

inopportuno trasvolatore in cerca

di


Enea Roversi vive a Bologna, dove è nato nel 1960.

Ha ottenuto riconoscimenti e segnalazioni in vari concorsi nazionali di poesia ed è stato pubblicato su riviste, antologie e siti web.

Tra le pubblicazioni: la raccolta Eclissi di luna (Poesie 1981-1986), uscita in versione e-book nella collana Nuovi Echi per la casa editrice La Scuola di Pitagora e la silloge Asfissia, pubblicata nel volume Contatti edito da Edizioni Smasher.

Più volte segnalato o menzionato al “Premio Nazionale di Poesia Lorenzo Montano” organizzato dalla rivista Anterem, ha partecipato ad alcune edizioni della Biennale di Poesia di Verona e ad altre rassegne letterarie.

Fa parte della redazione della rivista Versante Ripido e figura nello staff organizzativo del Festival Letterario Bologna in Lettere.

Cura il sito web www.enearoversi.it, interamente dedicato alla propria attività letteraria e pittorica e il blog Tragico Alverman – Scrittura e altro.