Tiziano Fratus, "Gli scorpioni delle Langhe. Poesie con radici", La Vita Felice 2012

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Tiziano Fratus “Gli scorpioni delle Langhe. Poesie con radici” La Vita Felice, 2012

 

 

Non è vero che la scrittura sia soltanto una cicatrice

 

Queste parole sono impresse col sangue,

una chiave che gira e si estrae dal buco

come un forcipe che strappa la vita al buio.

 

Ma poi si esce al sole aperto, ci si inchina,

un cervo volante si posa fra le tue mani.

Rusca sulla pelle, te lo conferma, chiudi gli occhi

 

et inspira

 

 

Sei lettere per uomini e donne radice

 

A.

Chi apre questo libro rischia grosso:

dalle dita dei piedi potrebbero spuntare radici

e dalle mani fronde di carpino o corbezzolo

 

B.

La poesia non fa male,

non vi aiuterà a stare meglio,

nemmeno a evitare di accendere la televisione

 

C.

Re Artù s’è sempre interrogato sul perché

la sua sposa l’abbia tradito con un ramingo:

come tanti poeti non sapeva leggere dentro di sé

 

D.

Non avete vissuto abbastanza

se non vi siete addormentati sulle radici di un faggio,

o non avete baciato sotto le chiome d’una sequoia

 

E.

Gli alberi vivono una vita parallela,

non ci viene insegnato a distinguerli,

e per questo perdono le foglie, ad ogni pianto

 

F.

Covare in inverno i semi di araucaria:

in Liguria lo fanno gli anziani, decorare

i giardini è l’unica forma di soddisfazione

 

 

Poesia con radici

 

Spero sempre in un mondo, piccolo e laterale,

tascabile, dove gli occhi e le mani mettano radici

e la parola armi non possieda cittadinanza.

 

Ma si sa: agli umani bastano le unghie, e i denti,

eppure vorrei percorrere quel sentiero con altre scarpe,

scarpe più comode, che sanno aderire e ripartire

 

 

Da quali insondabili delicatezze derivano questi versi che Tiziano Fratus distilla! Venuti alla luce attraverso una decantazione favorita dalla capacità di essere in dialogo con la natura, di ascoltarne le voci e i modi, di imparare tramite la sua lezione una modalità di essere al mondo: “e infine inghiottiti in quello che i corpi / ci lasciano fare. Esiste un piano di Dio / nel volo di una falena che sbatte contro il vetro”. Il che, inoltre, non pone l’autore in posizione troppo distante dal considerare che esiste l’infinito e l’incompossibile. E la natura diviene pertanto il trampolino di lancio versi orizzonti che si collocano su piani ulteriori, non coincidenti con quello che ricade sotto il nostro sguardo. Sapere ascoltare in questo caso vuol dire donare parola. Gli alberi parlano al poeta perché il poeta riceve e trasforma e dal suo desiderio di essere un albero apprendiamo che si è effettivamente trasformato in un tronco con foglie e radici, poiché l’arte consiste in questo anche se non vogliamo darle una definizione: ci consente di dare voce a quello che sappiamo guardare, sentire, pensare. E difatti dalla riflessione di Fratus non è mai assente un’attenzione alla metalinguistica: la consapevolezza della funzione del linguaggio è in realtà l’elemento fondante della sua poesia: “Un giorno smise di chiudere la bocca. / Ibernato nel bianco, da lontano / sembrava un haiku”. Fratus crea i propri mondi incantati, ove tutto è possibile, anche la compresenza di diversi tempi storici, dinosauri compresi, e ove cultura fa il paio con natura come splendidamente esemplificato da Lovejoy. Dalla trasformazione alla transunstazione, il passo è breve, ma intenso e ricchissimo è il paesaggio che l’autore disegna incessantemente dinanzi ai nostri occhi, quasi volendo campire anche lo spazio vuoto fra natura e cultura. (R. P.)

 

Tiziano Fratus (Bergamo, 1975) ha pubblicato diversi libri di poesia in Italia e all’estero. Tra questi ricordiamo Il molosso (Roma 2005, Torino 2010) e Poesie luterane (Bologna 2011).
Ha fondato e diretto dal 2006 al 2010 le Edizioni e il Festival “Torino Poesia”. Dal 2010 è impegnato nel ciclo di “taccuini, volumi e mostre fotografiche per cercatori di alberi” dal titolo Homo Radix.