Paolo Fichera, Premio Una poesia inedita 2012: “una parola libera dalla parola”, con una nota di Marco Furia

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Paolo Fichera, Premio Una poesia inedita 2012: “una parola libera dalla parola”, con una nota di Marco Furia

 

una parola libera dalla parola
la stele scritta dal nome letto, la fronte
ancora a chiamare la verità sbozzata
l’unica voce che non chiede memoria
che chiama presenti gli ultimi

frammenti, come interne rovine.

fuori l’interno genera le tracce
insorge per riannodare nel filo
la tela, s’addensa il suono
più forte nella sua povertà.

la corda resta. tesa.

 

“una parola libera dalla parola” è il primo verso della poesia di Paolo Fichera.

Un verso che getta un cono di vivida luce su tutto il breve componimento.

Nessuna parola, in realtà, può essere libera da se stessa e nemmeno da quel complesso sistema chiamato linguaggio, poiché, se così  fosse, non sarebbe tale.

Il poeta riesce tuttavia a conferire valore a simile pronuncia: la sua, anziché un’asserzione, è la manifestazione di un desiderio grande, immenso.

La sua libertà  non richiama un’assenza, bensì una tensione verso un altro dire, verso una lingua originale non irrigidita in forme poco appaganti, tale da far emergere
“l’unica voce che non chiede memoria
che chiama presenti gli ultimi”.

L’ultimo verso, che a mio avviso si rispecchia nel primo, propone l’immagine di una “corda” “tesa” quale restante, ineliminabile elemento.

La corda, lo sappiamo, è un intreccio di fili tra loro identici, sicché l’eliminazione anche di uno soltanto di essi rende l’insieme più debole: se essa “resta”, ossia permane inalterata, dobbiamo pensare che nessun filo è stato reciso.

Dobbiamo insomma ritenere che il Nostro non nutre desideri di tipo nichilista, che la sua è  voglia di qualcosa di più, di meglio.

Per esempio, di una parola affrancata da uno sterile ripetersi, vale a dire di una parola come quella della poesia e, nel caso specifico, proprio della sua, il cui tocco, intenso e raffinato, davvero convince.

 

Paolo Fichera è nato a Sesto San Giovanni nel 1972. Ha lavorato in editoria. Ha progettato e diretto il quadrimestrale Pagina zero – Letterature di frontiera. Per la poesia: è stato pubblicato in antologie, su siti e riviste nazionali e internazionali e tradotto in inglese, francese, spagnolo, arabo, serbo-croato, albanese. Sue raccolte di versi: Lo speziale (Lieto Colle 2005), Innesti (Quaderni di Cantarena 2007), La strada della cenere (Fara editore 2007), nel respiro (L’arcolaio 2009).