Aprile 2015, anno XII, numero 27

Ultima pagina, autobiografia artistica e opere di Laura Fortin

Il segno e il gesto sono gli elementi narrativi dell'astratto.

Il mio personale approccio alla rappresentazione dei messaggi che il pensiero esprime è affermativo.

L'opera è soprattutto un atto di forza della mente, un momento di analisi e verifica su quanto accade nel proprio personale percorso di ricerca della affinità con le differenti fonti di bellezza e significato, un esercizio in cui la matematica delle manifestazioni è il primo soggetto.

Galleria fotografica del Forum 2014, Immagini di Maria Grazia Veroni

Paola Zallio, una prosa inedita, premessa di Mara Cini

L’acqua, la insegna la sete

Emily Dickinson

 

L’acqua non può tornare alla sorgente…e la parola detta non può tornare in bocca…il sangue ha le sue vie di scorrimento obbligate. Sono le vie naturali, insite nella pulsazione stessa che viene impressa dalla nascita ai viventi.

Scrivere invece non è un atto naturale, servono appigli alle parole. Serve apprendimento e cura.

Silvia Tripodi, una poesia inedita, nota critica di Marco Furia

Un’empatica analisi

 

I primi due versi della poesia di Silvia Tripodi

“Facendo della sua stessa forma

forma altra che uguale a sé sempre si conforma”

si riferiscono, in maniera palese, al concetto di “forma”, ponendo in essere un’articolata pronuncia in cui il lettore si trova quasi imprigionato.

Ma simile verbale prigione allarga subito le sue sbarre e permette di gettare lo sguardo su un ampio spazio poetico di cui, tuttavia

Italo Testa, da ‚ÄúI camminatori‚ÄĚ, Valigie rosse, 2013, nota critica di Rosa Pierno

Ne “I camminatori” di Italo Testa, in cui il protagonista segue dei prsonaggi che dichiara essere differenti dagli umani pur avendone la sembianza, con ciò indicando quanto in loro vi è di dissimile da un comportamento usuale, si percepisce nettamente l’altro come simbolo di incomunicabilità e di estraneità. Ma è lo stesso autore a metterci sull’avviso perché l’altro potrebbe essere anche un bluff “ se pensano / sempre a qualcosa / o fingono”.

Michele Porsia, da ‚ÄúBianchi girari‚ÄĚ, Giulio Perrone Editore, 2011, nota critica di Rosa Pierno

Scegliere come antagonista della parola la morte è una scelta di campo che lascia all’interno dell’insieme scelto l’esistenza tutta. D’altronde, già Epicuro aveva detto che se c’era lui non c’era la morte e viceversa. Questa sorta di limite, di alterità, serve più a valorizzare l’esistente che il nulla.

Carlo Invernizzi, da una raccolta inedita, nota critica di Giorgio Bonacini

Uno degli aspetti più straordinari di questa raccolta di poesie è la compattezza e totale coerenza di un uso della lingua che cerca non solo una significazione generativa di meraviglia, ma tenta la trasformazione di sé in ciò che dice. E lo dice con una parola che vuole essere vista per essere ascoltata, in una visione sonora che attraversa il lessico per vedere ciò che il linguaggio comunemente non dice e dire ciò che la percezione ordinaria non vede.

Rita Florit & Alfredo Riponi, una prosa inedita, premessa di Mara Cini

Come in Un homme qui dort di Georges Perec, troviamo in Agrimensure una sorta di sfocatura, di dissoluzione percettiva .

La scrittura allora dimentica il suo essere atto comunicativo e diventa meccanismo e segnale di presenza, un’ossessione tattile e olfattiva indispensabile a delimitare memorie e stagioni, paesaggi e desideri.

Quando le mani strofinano parole sulla pelle si attiva la misura delle cose che, tra luce e ombra, permette di accennare a qualcosa della nostra realtà imperfetta. (m. c.)

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