Aprile 2020 anno XVII numero 46

Diego Terzano, ‚ÄúParapiglia‚ÄĚ, videolettura; note di Flavio Ermini e dell‚ÄôAutore

Diego Terzano, “Parapiglia”, videolettura;
doppia versione (per il “Montano” e la variante uscita su “Anterem” 99), note di Flavio Ermini e dell’Autore

Flavio Ermini per Diego Terzano, Essenziali riflessioni su “Parapiglia”

Roberta Sireno, ‚ÄúTrasmette luce differente, acqua‚ÄĚ, videolettura; note di Laura Caccia, Adelio Fus√©, Irene Santori

trasmette luce differente, acqua

buia di montagna, occhio

fossile nel tatto che riprende

nella vocale che articola e cede

all'impatto della visione, largo

campo di foglie e poi

solo vento

 

Laura Caccia per Roberta Sireno

Enea Roversi, ‚ÄúIl peso delle parole‚ÄĚ, videolettura; note di Rosa Pierno, Lia Rossi

Il peso delle parole

 

riappare (eccolo) il peso delle parole

ostinato e greve confuso con

la grammatura della carta

per astratte materie e indivisibili misure

verso distinte e confinanti unità

si riavvolge il labirinto dei pensieri degli elementi

Massimo Rizza, ‚ÄúNon ancora corpi‚ÄĚ, videolettura; note di Laura Caccia, Adelio Fus√©

Non ancora corpi


della bestia amavi quel suo attendere tra le righe, sfuggire alla morsa del testo

quella forma che si aggira non è corpo e non è volto, è soffio e tensione di vita

Tiziana Gabrielli, ‚ÄúCarne viva‚ÄĚ, videolettura; note di Adelio Fus√©, Romano Morelli, Mario Novarini, Giuseppina Rando

Carne viva
 

‚Éį

Carne viva

l’inestinguibile sete

nel trapassare infinito

dal nulla al nulla

verso/voce

dell’originario


 

La luce √® l’ombra dell’Ombra,

lingua dell’inaudito

Lucetta Frisa, ‚ÄúL‚Äôenergia del sonno‚ÄĚ, videolettura; note di All√¨ Caracciolo, Mara Cini

 

L’energia del sonno

 

Io vivere vorrei addormentato

dentro il dolce rumore della vita

Sandro Penna


 Adagiàti

Mario Famularo, ‚ÄúVivo la tregua del desiderare‚ÄĚ, videolettura; note di Giorgio Bonacini, All√¨ Caracciolo, Giuseppina Rando

vivo la tregua del desiderare

lo spazio senza fine in qualsiasi

direzione
 

disturbi ma di rado per

irrobustire il vuoto
 

ed è sempre maggiore

ad ogni picco quel

distacco
 

non v’√® disperazione

né gioia né amarezza

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