Gennaio 2012, anno IX, numero 16

Alessandro Assiri, da "La stanza delle poche righe", Manni 2010, con una nota di Rosa Pierno

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si affrettava il passo e sembrava si spostasse,
l’unico spazio che all’uomo è concesso
tutto quel vuoto che manca all’adesso

 

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la voce che non sento
è la mia lingua che non dice
le lettere spedite dall’esilio
a un indirizzo sconosciuto
dove il dialogo è uno spasmo
un tempo ormai reciso

 

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rumore di ferro, di catene pesanti
si ama solo trascinando

 

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Convegno ‚ÄúParola per parola‚ÄĚ, galleria fotografica di Maria Grazia Veroni

Alessandro Broggi, prosa inedita "Senza utopia", con premessa di Mara Cini

Broggi propone un testo di sole venti righe. Venti righe dense  in “un’assoluta assenza di dettagli”.
Eppure questo stesso testo potrebbe prolungarsi  all’infinito (quasi), senza diluirsi, replicandosi “in una inquieta situazione di stallo”, un po’ come nelle vicende de La Modification di  Michel Butor dove tutto scorre modificandosi impercettibilmente verso “un’ infedeltà parallela” fino all’ultima “goccia di senso”.

 

 

Tiziana Gabrielli, un inedito, "Dal segno alla parola", con una nota di Marco Furia

I.      LIMEN

È visione il segno
                              nel bianco
della pagina campo
                    e coltura
         
È e non è

Enzo Campi, inediti da "Il Verbaio", con una nota di Giorgio Bonacini

prélude

non ci sono chiavi più o meno adatte

per prima cosa lo spasmo.
di pari passo con il tonfo.
l’uno elettrico l’altro sordo.

poi la retina.
irrimediabilmente circoncisa dalla luce.

          la latenza singhiozza
          un baluginio di garbugli di voci

Stefano Massari, da "Serie del ritorno", La Vita Felice 2009, con una nota di Rosa Pierno

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la morte che dovevi diventare   che dovevi mangiare   che dovevi dividere
come odio dal pane   ogni gesto del tuo giorno   ogni giorno del nostro anno
in tutte le nostre case   di sentenza e redenzione   dove dovevi ritornare
dove dovevi restare   in posizione di artiglio e convalescenza

 

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