Notizie editoriali

Qui sono segnalati i più recenti volumi pubblicati da Anterem Edizioni, oltre ai libri ultimamente editi dai poeti della redazione di Anterem nell'ambito di altre case editrici. Si tratta di opere promesse all'atto di interrogare la vita. Portano con sé l'impeto di un gesto: dare al mondo parole votate all'umana avventura.

Rivista ANTEREM numero 75

Numero 75 della Rivista ANTEREM
È finalmente in distribuzione l’atteso numero 75 di “Anterem” dedicato alla cruciale questione del “dire”.

Convengono al dialogo su questo tema pensatori, poeti e artisti, in un succedersi articolato di testi teorici, poetici e segnici.

Sul sito www.anteremedizioni.it proponiamo ai nostri lettori alcune preziose anticipazioni, oltre che il sommario del fascicolo.

Per chi ancora non è abbonato alla rivista “Anterem”, riteniamo che questo sia il numero ideale per iniziare a confrontarsi con il nostro cammino di conoscenza.
Abbonarsi è facile e le formule che proponiamo sono convenienti

Attendiamo le vostre richieste.

Rivista ANTEREM Numero 73

Rivista Anterem Numero 73Rivista Anterem Numero 73

Editoriale

L’esperienza della percezione

Gli uomini sono ossessionati dall’opinione che hanno delle cose, più che dalle cose stesse.

Epitteto

Tra le molteplici dimensioni in cui siamo gettati, e a cui non ci possiamo sottrarre, c’è quella dell’essere destinati a fare esperienza.

Ciascuno di noi è gettato nel tempo ed è condannato a crescere. Il che vuol dire riconoscere che siamo solo un punto tra i tanti, una particella impersonale in un universo sterminato.

Il soggetto non appare più come identità, ma come limite mobile. Si estingue come principio costitutivo del sapere per scoprirsi correlativo ai confini che esplora e alle scelte che compie.

L’esperienza della percezione: ne danno conto i poeti a cui si apre questo numero di “Anterem”. Accompagna i loro testi un nucleo di riflessioni che modula lo stesso tema dal punto di vista filosofico: sotto il profilo del tempo, della parola e della memoria. Ne sono autori Carlo Sini e i collaboratori della cattedra di filosofia teoretica della Statale di Milano.

Le cose sono nel raggio dell’attenzione. Ma, come ci dicono i poeti e i filosofi, non se ne coglie mai con esattezza l’essenza.

L’uomo conosce soltanto segni vuoti, non le cose in se stesse. Per conoscerle sono necessari all’uomo una mediazione (il linguaggio), delle leggi (quelle della ragione), l’osservazione (attraverso i sensi). Va da sé che l’uomo può conoscere solo la propria ombra (data dal linguaggio, dalle leggi, dai sensi) che lui stesso frappone tra sé e le cose. E con la parola può esprimere solo la propria opinione.

La parola non si aggiunge alla parola per dare estensione allo spazio delle cose, ma per modificare la situazione che si era venuta a creare tra le parole precedenti. Ci segnala che qualcosa si aggiunge a quanto già sappiamo.

Parola dopo parola, la mutazione del punto di vista linguistico introduce una mutazione del punto di vista psichico, infrangendone la fissità.

Queste incessanti variazioni ci fanno capire che l’io narrante va subendo una crescita.

La successione verbale non genera architetture, né dona alle cose luce maggiore. L’io narrante ne è consapevole: non mira al possesso scalare dell’oggetto: lo dà semplicemente come irraggiungibile. In un certo senso, egli è un interprete del principio di variabilità.

Il tempo dell’aggancio alle cose diviene un gioco interminabile di avvicinamenti e allontanamenti. E di scoperte minime, che, pur raggruppate, forniscono una somma solo parziale di dati. O una somma totale insensata; essendo l’ingrandimento di un solo addendo: quello più evidente per l’occhio che si muove sul mondo.

Il risultato ultimo, ammesso che ci possa essere, è sempre aleatorio. E quando circoscriviamo quello che ci sembra essere prossimo al vero, avvertiamo ancor più che il nostro calcolo richiede una revisione, che quasi sempre richiede il congedo dall’abituale modo di vivere e pensare.

Eppure, quando l’io narrante arriva a mettere a rischio i fondamenti del proprio sapere, a sfasciarne la logica, a distruggerne i più ovvi punti di riferimento, riesce a mettersi in contatto per un momento con l’essenza delle cose. Ma attenzione, non la cosa, dunque, ma l’essere di questa nel modo in cui di volta in volta si dà. Per cui, non di ridondanza dobbiamo parlare, ma forse di balzi percettivi.

La poesia, quindi, non acceca l’intelletto per consolare il cuore…

«La vera via» scrive Kafka «passa per una corda che non è tesa in alto, ma appena al di sopra del suolo. Sembra destinata a far inciampare più che a essere percorsa».

Ma è la via più aderente alle cose. E l’io narrante non si stanca di ricercarla.

In direzione di un nuovo “qui” e di nuovo “adesso”, lo spazio indagato torna a esplodere interamente allo scattare di ogni istante. Fa intuire un altrove che non si sa mai dove sia.

Chi guarda, comprende che è fragile, smarrito: sul punto di essere soltanto nell’atto di scrivere. Chi scrive mostra la sua terra insicura, il suo cuore incerto.

L’opera poetica si costituisce propriamente come un disegno del pensiero. È formata da parole la cui successione evidenzia che il cielo circoscrive solo se stesso e che sulla terra la desolazione è compiuta. Ma in pari tempo delimita un habitat in cui, sia pure con disagio, è possibile vivere.

Come può accadere?

Un costante diniego letterario – il divieto di esistere, se non come linguaggio – trattiene questi lembi di vita fantomatica in un mondo di frammenti e di cose disperse. Qui l’io narrante avanza con tanta ignoranza. Ma solo qui può cadere la sua scelta, anche rischiando che la sua azione resti illeggibile.

Ogni sforzo di comprensione totale non può emergere che da questo sfondo abissale, dal caos, quale apertura, spalancamento, disponibilità per tutti i sensi; nell’estremo tentativo di attingere un’ulteriorità di senso nel fluttuare dell’indeterminato. Ne è ben cosciente Spinoza quando scrive: «La perfezione delle cose deve essere valutata soltanto in base alla loro natura e potenza; le cose non sono più o meno perfette perché dilettano o offendono i sensi degli uomini, o perché favoriscono la natura umana o la avversano».

Dentro la costante dell’inaffidabilità in cui si trova ad agire, l’io narrante cerca un’ossatura. Se non c’è, la inventa, in quel fondo di mistero che è la cosa; soprattutto perché vuole andare oltre gli oggetti imitati, oltre la loro fattezza esteriore, il loro fenomenico darsi secondo questa o quella modalità.

Nel forte ramo dell’esistenza, egli mette un incavo dove collocare o nascondere il tempo della nostra esperienza; consapevole che la scelta non è più tra verità e menzogna, ma tra parola che si spaccia per realtà e parola che si dà come tale, l’unica che sulle cose gli procuri una piccola garanzia di ancoraggio.

Ma noi fuggiamo senza posa da una cosa all’altra soltanto per farcene un’opinione e ci distruggiamo da soli. Non facciamo che scappare, fino a quando cessiamo di vivere.

Questo concetto è di tale importanza che (tratto da: Épictète, Enchiridion, X. Traduction de Montaigne, livre II, chap. XIV) lo troviamo tra “Les sentences peintes dans la ‘librairie’ de Montaigne”: «Les hommes sont tourmentés par l’opinion qu’ils ont des choses, non par les choses mêmes».

Flavio Ermini


Sommario

L’esperienza della percezione

  5 Editoriale

  8 Philippe Lacoue-Labarthe Allusione a un inizio (tr. Davide Tarizzo)

14 Birgitta Trotzig Da Anima (tr. Daniela Marcheschi)

18 Katarina Frostenson Poesie (tr. Andreas Sanesi)

22 Friederike Mayröcker Poesie (tr. Riccarda Novello)

24 Ida Travi ‘Tu sei soltanto in allarme’

28 Michele Ranchetti Da Sequenze in levare

29 Enrica Salvaneschi - Silvio Endrighi Poesie

32 Matteo Vegetti La percezione e l’esperienza

36 Federico Leoni «Il mio corpo va fino alle stelle»

39 Matteo Bonazzi Il terzo occhio di Lacan

42 Carlo Sini Oceano e la percezione originaria

46 Franc Ducros Dasorte sillabe strappate (tr. Margherita Orsino)

52 Henry Bauchau Poesie (tr. Chiara Elefante)

62 Marcel Bélanger Da Strates (tr. Alfonso Cariolato)

69 Ottavio Fatica Poesie

72 Davide Campi Bisogni

74 Lucio Saffaro Scritture

78 Camillo Pennati Poesie

80 Giorgio Bonacini Da Sequenze di vento

82 Giovanna Frene Poesie

84 Madison Morrison Rangoon Retrospective (tr. Alessio Rosoldi)

88 Mara Cini Forbice

90 Rosa Pierno Da Trasversale

93 Autori di questo numero

94 Premio di poesia Lorenzo Montano

Esito della XX edizione e bando della XXI

Fotografie di Sirio Tommasoli


Pubblicazione semestrale

Direzione e redazione

Stampa

Distribuzione

Viaggio attraverso la gioventù di Lorenzo Montano

Viaggio attraverso la gioventù di Lorenzo Montano

Copertina del libro di L.Montano Viaggio attraverso la gioventù
Copertina del libro di L.Montano Viaggio attraverso la gioventù
Dopo essere stato pubblicato da Mondadori nel 1923 e da Rizzoli nel 1959, Viaggio attraverso la gioventù di Lorenzo Montano non è più stato ristampato. Finalmente, grazie all'editore Moretti&Vitali e al sostegno della Biblioteca Civica di Verona, è uscita in libreria la terza edizione nella collana Narrazioni della conoscenza diretta da Flavio Ermini. Per ordinare il volume: ordini@morettievitali.it Il volume viene presentato a Verona sabato 27 ottobre alle ore 17 presso la Biblioteca Civica di Verona nell'ambito degli eventi promossi dalla Biennale Anterem di Poesia.

On-line il numero otto di Carte nel Vento

Carte nel Vento

 

on-line della Biennale Anterem di Poesia
e del Premio Lorenzo Montano

 

a cura di Ranieri Teti


 

È in rete il numero 8 di Carte nel Vento: contiene i testi, presentati criticamente dai poeti della redazione di “Anterem”, dei 27 poeti finalisti e vincitori del 21° Premio di poesia Lorenzo Montano.

Si configura come un ampio e acuto sguardo sulle tendenze della poesia contemporanea.

A completare il numero: le note critiche degli allievi dei Licei sui tre libri vincitori per l’edito, la terza puntata dell’inchiesta “Poesia e internet”, con i contributi di Marco Giovenale e Massimo Orgiazzi, e la terza parte di “Oscurità”, saggio sulla poesia scritto da Giorgio Bonacini.

Nella home page del sito www.anteremedizioni.it  sono inoltre presenti le immagini della cerimonia di premiazione del “Montano” e delle giornate conclusive della Biennale Anterem di poesia.

On-line il numero sette di Carte nel Vento

Carte nel Vento

 

on-line della Biennale Anterem di Poesia
e del Premio Lorenzo Montano

 

a cura di Ranieri Teti


 

Maggio 2007, anno IV, numero 7

Interventi teorici
Giorgio Bonacini, Flavio Ermini, Gio Ferri, Tiziano Salari

Poesie Giacomo Bergamini, Mara Cini, Elena Corsino, Alessandro De Francesco, Eugenio De Signoribus, Stefano Guglielmin, Francesco Muzzioli, Giuseppe Pellegrino, Rosa Pierno, Stefania Roncari, Sandro Sproccati

Scritture visive
Giuseppe Pellegrino

Opera musicale
99 variazioni del desiderio di Francesco Bellomi

Recensioni
Marco Furia

Poesia e internet
Claudio Di Scalzo, Luigi Nacci

www.anteremedizioni.it

On-line il numero sei di Carte nel Vento

Carte nel Vento

 

on-line della Biennale Anterem di Poesia
e del Premio Lorenzo Montano

 

a cura di Ranieri Teti


 

Febbraio 2007, anno IV, numero 6

In questo numero l’itinerario che si snoda comprende molte fermate, molti approfondimenti: nel vivo dell’attualità poetica, nella saggistica, nelle riflessioni sulla videoart e sulla poesia al tempo di internet,  nella memoria di chi ci ha lasciato.

On-line il numero cinque di Carte nel Vento

Carte nel Vento

 

on-line della Biennale Anterem di Poesia
e del Premio Lorenzo Montano

 

a cura di Ranieri Teti


 

È uscito il nuovo numero di

Carte nel Vento

Dicembre 2006, anno III, numero 5

Il completo rifacimento del sito di "Anterem" ci ha obbligato a far slittare nel tempo questo numero di "Carte nel Vento", che racconta la giornata della Biennale di poesia "Percorsi del dire", al cui interno si è svolta la cerimonia conclusiva della XX edizione del Premio Lorenzo Montano. Facendo un po’ nostro Paul Valery quando scrive che la poesia è "quell’esitazione prolungata tra suono e senso", possiamo considerare  che "Percorsi del dire 2006" è stata una lunga e straordinaria giornata di poesia tutta sospesa in un alto equilibrio, tra molteplici sensi.

Anno dopo anno, la Biennale di poesia si configura sempre più come un punto di raccordo tra la rivista "Anterem" e il Premio, accogliendo dall’una tematiche e testi,  dall’altro le punte più alte delle ricerche in campo poetico e mettendole in circolazione in un più ampio e stretto rapporto con altre discipline: musica, corti, video, teatralizzazioni, danza, riflessioni teoriche.

Protagonisti rimangono i volti, le parole e le voci dei "poeti scelti"  dall’ultima edizione del Premio Lorenzo Montano, per i quali si va creando un luogo privilegiato a far emergere e risuonare, nella crescente attenzione dei media, le loro opere. Fotografia della giornata è l’artistica "Antologia della Biennale", che accoglie un testo di ciascuno dei partecipanti, in un’istantanea dal forte valore simbolico.

Continua la felice collaborazione con il compositore e pianista Francesco Bellomi, autore dei brani per i vincitori, qui presentati. Inoltre da quest’anno, sui testi dei poeti premiati al "Montano" e su altri proposti dalla rivista "Anterem", autonomamente lavora anche il Conservatorio "Bonporti" di Trento, sezione di Riva del Garda,  organizzando sia una tavola rotonda sul rapporto tra parola e suono sia un concerto.

Anche quest’anno sono state attive, tra poesia e filosofia, le presenze della Rivista e del Premio per tutta la settimana di "Veronapoesia 06".  Nell’evento conclusivo del festival abbiamo riproposto la formula della Biennale, con le letture dei poeti, scelti tra i concorrenti dell’ultima edizione, legate dal tema del desiderio a musica, film, riduzioni teatrali, filosofia, danza.

È sempre più nostro intento far sì che la partecipazione al Premio Lorenzo Montano non si esaurisca con la proclamazione dei vincitori, ma che ci sia un grande spazio oltre il premio per molti poeti, facendo continuare a vivere e risuonare i loro testi.
Ripartendo proprio dalla ventunesima edizione appena inaugurata.

Ranieri Teti

Immagini della manifestazione


Agostino Contò: 2 poesie

Allora
  
Allora.

Come se ha dit a l'inizio,
el can el sanguinea forza de sgranfignar.
Forsi i è do. Forsi l'è color mia sangue,
pittura sul corpo de Maria.
No, no. La verità la dovaria essar n'altra.
La tosa in slip che l'è drio cavarse a maieta
no l'è di fronte a un specio,
l'è drio vardar da la finestra tute le altre,
a crocchi, sula neve.
Tela stansa del camin,
intanto che la ninava na creatura pena nata,
l'ha messo in ordine tutte e figurine sparpagliate in terra.
I oci color çiel de Maria
i se incontra de sbrison co i oci del poeta.

Clic.
Clic.

(rumor da tendina de Reflex vegnua do).

Allora. / Come si è detto all'inizio / il cane sanguinava a forza di graffiare. / Forse son due / forse non si tratta di sangue ma di colore / di pittura sul corpo di Maria. / No, no. La verità dovrebbe essere diversa / La ragazza in slip che si sta topgliendo la maglietta / non è di fronte ad uno specchio  / sta gurdando dalla finestra tutte le altre / in gruppetti / sulla neve. / Nella stanza del camino / intanto che cullava un neonato / ha messo in ordine tutte le figurione sparpagliate in terra. / Gli occhi color del cielo di Maria / si incontrano di sguincio co  gli occhi del poeta. / Clic / clic / (rumore di tendina di Reflex scesa).


Per E. in tuffo, dall'acqua

1.

nina
nina nana
el babao me à becà
nina bobo
nina baba
tu ses la douce vis ddou lossignot suavage
dou rossignol che raussage
q'oi nuit et jour quointiier et tentir
me sdolçisse le coer
e voill chanter grant joie en mon corage
va cançon, va, voyage
t'en porta mon mesage
roussignol quointiier
roussignol retentir

2.

Nel meçço de li jorns
e 'n selva obscura
egnist egnuda m'è
al temp de mars en prima
bocolo auzelin petìn
fioreto biaus dei prài
violeta ignuda
margarita sita

Ali del colore

ALI DEL COLORE è un’opera edita da Anterem Edizioni.

Ali del coloreAli del colore

 

 

Alla sua struttura – affascinante e complessa – hanno lavorato tre autori:

 

 


Negli ultimi dipinti di Giovanna Fra, Flavio Ermini ha individuato un percorso traducibile in parola narrativa. Il risultato, annota Silvia Ferrari, è una scrittura che asseconda il carattere ideativo dei dipinti e ne coglie la vocazione germinale.

Ali del colore prima immagineAli del colore seconda immagineAli del colore terza immagine

Il libro può essere richiesto a info@anteremedizioni.it

Giovanna Fra (Pavia,1967) si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1993 con una tesi sul rapporto arte e musica nel Novecento. Personali in Italia e all’estero. Sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private.

Silvia Ferrari (Pavia, 1964) è storico dell’arte contemporanea.Il suo ambito di indagine principale è il Secondo Futurismo. Le sue pubblicazioni spaziano dalla ricerca specialistica alla divulgazione alta.

Flavio Ermini (Verona, 1947), poeta, narratore e saggista. Ultimi libri: Poema n. 10. Tra pensiero (poesia, 2001), Il moto apparente del sole (saggio, 2006), Antiterra (saggio, 2006). Dirige la rivista di ricerca letteraria “Anterem”, fondata con Silvano Martini nel 1976.

Scrive Silvia Ferrari:

“Il colore impiegato da Giovanna Fra occupa l’altro versante dell’arte contemporanea così concentrata sulla carnalità, ne è l’impronta come decantazione. Non è il corpo nella sua pienezza brutale, benché artificiosa, né del corpo conserva gli umori, ma la traccia della pelle quando sfiora un materiale assorbente, senza che questo se ne imbeva, solo lasciando che esso ne rechi memoria. Impronte che Flavio Ermini interpreta come filiazione dell’altro da sé, duplicazione nella specularità della propria immagine, in ciò rievocando il mito di Narciso …

Il corpo che Flavio Ermini vede concepito nelle carte di Giovanna Fra ha una solennità quasi memore di una genesi primordiale, e tende più all’elevazione spirituale - il volo - che non alla commistione con il reale.”

Questo è l’incipit narrativo dell’opera
1

Ti avvicini alla fonte. Posi il tuo sguardo sull’immagine riflessa nell’acqua e osservi il colore con cui hai coperto il tuo viso e una parte del corpo: il tuo colore non sarà che questo. Il rapporto tra il colore e la pelle si rivelerà esclusivo, tanto che sul corpo non avvertirai più la levità del vento né la pienezza della terra. Sulla pelle resterà la leggerezza di un’unica pulsazione interiore.

1.1

Grazie al colore appari: dagli occhi esce la bocca e dalle mani si leva l’ascolto, ma non riconosci la meccanica di questi occhi divoranti, né l’ascolto in cui si rovescia la bocca con tutta la sua polvere. Così come gli occhi e la bocca, la pelle accoglie il colore nella propria incompiutezza.

1.1.1

Cadi per sorgere. Allontanandoti dalla fonte ogni tuo passo segnala l’imminenza della luce e denuncia l’interminabilità della nascita.

Flavio Ermini

Il moto apparente del sole

Mercoledì 15 novembre 2006, alle ore 17.00

nella sede dell¹Istituto Italiano per gli Studi Filosofici,
in via Monte di Dio 14, Napoli,
in occasione della presentazione del volume di Flavio Ermini:
Il moto apparente del sole. Storia dell¹infelicità,
pubblicato da Moretti & Vitali, Bergamo 2006,

Massimo Adinolfi, Ermanno Cavazzoni, Flavio Ermini,
Marcello Gombos, Ida Travi e Vincenzo Vitiello

terranno una tavola rotonda sul tema:
La passione della scrittura.
Il moto apparente del sole: poesia e filosofia in dialogo.

In libreria

Moretti & Vitali

Raccolte in un unico cofanetto le due opere

di Ida Travi

edite da Moretti&Vitali nel 2007

L’aspetto orale della poesia

III Edizione

pagine 112 euro 10,00 ISBN 978 88 7186 360

L’aspetto orale della poesia è un saggio sulla “prima lingua”, la lingua appresa sul nascere, lingua poetica che in tutti i tempi e in ogni parte del mondo resta lingua non scritta. Questo libro in prosa rivela la tensione con cui Ida Travi

testimonia sulla pagina (e in se stessa) l’avvenuta riunione tra poesia e filosofia attraverso una poetica ch’è un canto.

Uscito nel 2000, Selezione del Premio Viareggio-Repaci nel 2001, il libro è ora alla sua terza edizione.
 

La Corsa dei fuochi

Poesie per la musica


Pagine 120 – euro 18,00  ISBN 978 88 7186 335 1

Allegato CD

Poesia Ida Travi - Musica Andrea Mannucci – Canto Patrizia Simone

 

Una raccolta di testi poetici che si inserisce nel rapporto tra “oralità e scrittura”,  fondante la poetica dell’autrice. Poesie scritte per essere musicate.

Il CD allegato con la voce di Ida Travi, può essere definito una vera e propria esecuzione del testo che porta a compimento la sua verità

più segreta.


I due libri sono acquistabili anche singolarmente

per ordini : ordini@morettievitali.it

www.morettievitali.it

In nome della Grande Madre

Collana Convergenze, copertina del libro 'in nome della grande madre' a cura di Stefano Baratta e Flavio Ermini

Convergenze è una collana editoriale curata da Stefano Baratta e Flavio Ermini.

Dopo i primi quattro volumi dedicati a I nomi propri dell'Ombra (2004), I nomi comuni dell'Anima (2005), I nomi della Trasformazione (2006), I nomi della Sincronicità (2007), propone nel suo quinto volume il tema della Grande Madre.

Jung ipotizza che le influenze esercitate dalla madre sui propri figli non derivino necessariamente dalla madre stessa e dai suoi reali tratti di carattere. Accanto a questi vi sarebbero qualità che la madre, in quanto persona, solo apparentemente possiede, ma che di fatto sorgono dalla struttura archetipica che la circonda e sono proiettate su di lei dai figli stessi.

Dire della Grande Madre è dunque un modo di nominare un'immagine tratta dall'esperienza culturale collettiva. In quanto "immagine", essa rivela una pienezza archetipica, ma anche una distinta polarità tra positivo e negativo.

Insiemi non disgiunti a cura di Rosa Pierno

Insiemi non disgiunti a cura di Rosa PiernoInsiemi non disgiunti, a cura di Rosa PiernoInsiemi non disgiunti, la mostra con cui la galleria La Nube di Oort ha voluto rendere omaggio all'anno internazionale dell'astronomia 2009, nasce da un'idea della scrittrice Rosa Pierno che ha voluto accostare immagini del mondo della scienza e dell'arte e opere di poeti che hanno voluto ispirarsi a esse, in una visione trasversale sul mondo dell'intelletto.

 

La mostra non vuole avere un carattere ideologico o programmatico, è un invito a riflettere sulle affinità formali sorprendenti tra alcune opere d'arte e disegni e immagini del mondo della scienza.

Non viene suggerita una qualche influenza reciproca diretta; a volte le similitudini sono frutto del caso, a volte l'impatto delle conquiste della scienza trova una eco emotiva più forte e sofisticata nell'immaginario degli artisti, ma a volte ci sembra trovare, e questo è più sottile, una diretta matrice comune, un qualche substrato mentale comune responsabile dei formalismi con cui ci si esprime.

In mostra ci sono le opere di Bizhan Bassiri, Giulia Napoleone, Luigi Veronesi, Edith Urban, Renèe Lavaillante, Peter Flaccus e Gianfranco Baruchello.

Il catalogo che accompagna la mostra li mette a confronto con pensieri e studi degli scienziati Wilhelm Herschel, Galileo Galilei, Albert Einstein, Alexander Fridman, Henri Poincaré, il gruppo Glashow-Weinberg-Salam e Silvio Calloni.

I poeti Luigi Trucillo, Rosa Pierno, Marco Furia, Gilberto Isella, Gilles Cyr e Ermanno Guantini, hanno accettato un percorso "deterministico": accompagnare con le parole, con la cadenza dei loro versi, le immagini scientifiche del catalogo. Tutte poesie inedite.

Non poteva mancare un testo di Lucrezio, che al mondo fatto di atomi e vuoto ha dedicato versi bellissimi.

Opera Prima

Opera prima

Collana di poesia dedicata agli autori che ancora non hanno pubblicato le loro poesie in volume

Opera prima

 

Comunicazione ai partecipanti

In attesa che il Consiglio dei Garanti e il Consiglio Editoriale tornino presto operativi con la direzione di Flavio Ermini,

la data di scadenza

per l’invio della raccolta inedita, già prevista al 10 gennaio 2020,

è posticipata al 29 febbraio 2020.

Agli autori delle opere già pervenute non si richiede ulteriore adempimento. Per chi intenda proporre il proprio lavoro, si ricorda che la raccolta inedita va inviata all’indirizzo e-mail direzione@anteremedizioni.it, accompagnata da una nota biografica. Tale raccolta (formata da un massimo di trenta poesie) e la biografia devono essere inviate in un unico file in formato DOCX.

Opera Prima 2019

Anterem 98

Opera prima è una collana di poesia dedicata ad autori che ancora non hanno pubblicato le loro poesie in volume. La collana (fondata nel 2003) viene pubblicata in coedizione da Anterem e Cierre Grafica ed è diretta da Flavio Ermini.

È sostenuta criticamente ed economicamente da un Consiglio editoriale formato da note personalità della critica letteraria e della filosofia, oltre che da poeti e artisti. Tale Comitato è affiancato da un Consiglio dei garanti costituito da Eugenio Borgna, Umberto Galimberti, Vincenzo Vitiello.

Tale gesto editoriale ha un’ambizione: non far ricadere i costi editoriali e di distribuzione sull’autore. A questo proposito la Direzione, il Consiglio editoriale e il Consiglio dei garanti mettono a disposizione la loro esperienza gratuitamente.

Due sono i vincitori di quest’anno: Giorgiomaria Cornelio e Giorgio Mancinelli.

In attesa di fornire qualche anticipazione sul libro di Mancinelli (“Arcana memoria dell’acqua”), forniamo qui alcune notizie sul libro di Cornelio, “La promessa focaia”:

Opera Prima 2019

Anterem 98

 

Il consiglio editoriale di Opera Prima ha quest’anno  deciso di pubblicare i volumi di Giorgiomaria Cornelio e Giorgio Mancinelli.

Ed ecco alcune notizie  sul libro di Mancinelli, “Arcana memoria dell’acqua”:

Ricordiamo ai nostri lettori che Opera prima è una collana di poesia dedicata ad autori che ancora non hanno pubblicato le loro poesie in volume. La collana (fondata nel 2003) viene pubblicata in coedizione da Anterem e Cierre Grafica ed è diretta da Flavio Ermini.

È sostenuta criticamente ed economicamente da un Consiglio editoriale formato da note personalità della critica letteraria e della filosofia, oltre che da poeti e artisti. Tale Comitato è affiancato da un Consiglio dei garanti costituito da Eugenio Borgna, Umberto Galimberti, Vincenzo Vitiello.

Tale gesto editoriale ha un’ambizione: non far ricadere i costi editoriali e di distribuzione sull’autore. A questo proposito la Direzione, il Consiglio editoriale e il Consiglio dei garanti mettono a disposizione la loro esperienza gratuitamente.

Poros e Penia

La sezione Biblioteca del sito www.anteremedizioni.it si arricchisce di un nuovo volume. Si tratta del n. 61 di Anterem (dicembre 2000), dedicato al tema Poros e Penia e adottato in diversi corsi di studio di molte università italiane.
Introdotto da un intervento di Umberto Galimberti, Poros e Penia dà spazio, tra gli altri, a testi poetici e riflessioni di Yves Bonnefoy, Aldo Giorgio Gargani, José Angel Valente, Pierre Michon.
La proposta, in documento PDF, di questo volume, di cui sono rimaste pochissime copie, vuole essere un dono augurale destinato a tutti i nostri lettori per un felice anno nuovo.

Premio Letterario Sergio De Risio

Risultati della terza edizione

La Giuria, riunitasi il giorno 25 luglio 2009 dalle 15,30 alle 18,00 nella sede della Regione Abruzzo a Roma, ha esaminato le opere concorrenti nelle tre sezioni del premio.

Per la sezione I^
(opere propriamente poetiche), è emersa la seguente terna di finalisti:

La Giuria, composta da Renato Minore (Presidente), Filippo Maria Ferro, Giuseppe Langella, Cesare Milanese, Giancarlo Quiriconi, Jacqueline Risset, Marco Tornar e Raffaele Saraceni (segretario con diritto di voto) si è espressa giovedì 30 luglio proclamando

vincitore della sezione I^

Cesare Viviani

Per la sezione II^ (opere di riflessione teorica e critica) la Giuria ha scelto i seguenti finalisti:

Giovedì 30 luglio ha proclamato

vincitore della sezione II^

Remo Bodei

Per la sezione III (poesia inedita), è emersa la seguente terna di finalisti: Claudio Caldarelli, Fabio Franzin, Giuseppe Vetromile.

Giovedì 30 luglio la Giuria ha proclamato

vincitore della sezione III*

Fabio Franzin

Il segretario coordinatore
Raffaele Saraceni

Rivista ANTEREM n.78: Apostrophé - sommario

4 Nelio Sonego Rettangolareverticale

5 Editoriale

7 Franco Rella La poesia e la sua ombra

10 Pascal Quignard Da Piccoli trattati (tr. Adriano Marchetti)

22 Clemens-Carl Härle L'apostrofe

28 José Ángel Valente Da Mandorla (tr. Alessandro Ghignoli)

30 Nelio Sonego Rettangolareverticale

31 Antonio Prete Il passo leggero della presenza

34 Giorgio Bonacini Avvicinamenti

36 Ranieri Teti Passaggi. Notturni

39 Carlo Sini Darsi del tu

41 Nelio Sonego Rettangolareverticale

42 Katarina Frostenson Da Ioni (tr. Andreas Sanesi)

46 Ida Travi Da Neo/Alcesti. Canto delle quattro mura

48 Marina Cvetaeva Il roveto (tr. Elena Corsino)

54 Angelo Urbani Rituale

55 Alfonso Cariolato Tu, a te

59 Alberto Folin - Gilberto Lonardi Tutoyer

65 Alberto Cappi Altri materiali per un frammento

66 Susanna Mati «I mortali, questi fili di vento»

69 Angelo Urbani Verticalità

70 Marco Furia Poesie

72 Jean-Marie Gleize I miei denti si rompono (tr. Alessandro De Francesco)

84 Federico Ferrari Da lontano. Io, tu, noi

86 Flavio Ermini Da L'originaria contesa tra l'arco e la vita

90 Autori di questo numero

92 Biennale Anterem di poesia

94 Premio di poesia Lorenzo Montano

Il nome "Anterem" di Flavio Ermini

Il nome "Anterem" 

Il nome "Anterem" nasce porgendo attenzione al valore originario della parola, chiamata a essere il luogo di raccordo tra sensibilità e percezione. Questa espressione fa cenno all'«= 0» hölderliniano (Il significato delle tragedie) che a sua volta evoca l'«uguale a zero» di Sofocle (Edipo re).

Altri riferimenti si trovano nelle «archai» che Nietzsche colloca nel «sottosuolo della storia» (Umano, troppo umano) e che Deleuze e Guattari affidano a quella parola rizomatica (Rizoma) a cui è dedicata la prima serie della rivista.

Ma l'opera su cui esplicitamente fa presa il nome "Anterem" è la Scienza nuova di Vico, dove leggiamo: «Il più sublime lavoro della poesia è alle cose insensate dare senso, ed è propietà de' fanciulli di prendere cose inanimate tra mani e, trastullandosi, favellarvi come se fussero, quelle, persone vive. Questa degnità filologico-filosofica ne appruova che gli uomini del mondo fanciullo, per natura, furono sublimi poeti». 

Le cinque serie di "Anterem" 

Il lavoro di ricerca di "Anterem" ha le sue fondamenta nella grande poesia europea e le cinque serie lungo le quali fin qui si articola il suo cammino di conoscenza corrispondono alle diverse strategie messe in atto nell'ambito di questa tradizione per giungere a nominare la parola nel suo primitivo valore - poetante e insieme pensante -, con le sue inaugurali potenzialità di creazione della cosa, di creazione del mondo.

È una ricerca che ha le sue radici nella Grecia arcaica dei Nomothetes e si inoltra con decisione nell'aperto a cui conducono le strade tracciate da Arnaut (le sestine), Petrarca (Fragmenta), Scève, Ronsard (Sonnets pour Hélèn), Jodelle (i sonetti), Nerval, Jean de Sponde, Hölderlin, Rimbaud (Illuminations), Mallarmé, Rilke, Ungaretti, Char, Celan, Zanzotto. 

Prima serie (1976-78) 

La prima serie ha per nome La parola rizomatica. Aperti in squarci.

Nasce per una letteratura "senza generale" e all'insegna del comandamento di Kant:

«Sapere aude», osa servirti del tuo intelletto.

Evidente nei primi numeri il riferimento a Rizoma di Deleuze e Guattari, volume pubblicato proprio l'anno della fondazione della rivista: 1976.

Vanno ricordate le parole di Silvano Martini (uno dei fondatori di "Anterem") sul concetto di letteratura rizomatica, perché costituiscono un vero e proprio programma per la prima serie.

«L'albero e il rizoma sono strutture che stanno a indicare due tipi opposti di letteratura. Cos'è un rizoma? Un fusto sotterraneo di piante erbacee perenni, simile a una radice. L'albero, invece, possiede un fusto esterno al terreno, che poggia su radici e si espande in rami. La letteratura arborea è centrica. Quella rizomatica è acentrica. Nella prima tutto si svolge tra vertice e base, in rapporto di chiara concatenazione e di rigida dipendenza. Nell'altra, ogni svolgimento è base e vertice insieme, e tutti gli svolgimenti hanno la medesima importanza. La letteratura rizomatica permette qualcosa di specifico che normalmente non si dà: il collegamento di un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi della sfera vitale. Questo significa che la circolazione del senso ha una libertà illimitata».

Tali riflessioni - pubblicate sul n. 7 (aprile 1978) della rivista rivelano che è svanita l'idea di un centro unitario che rappresenti un riferimento sicuro per la nostra esperienza. 

Seconda serie (1978-83) 

Il nome della seconda serie è Forme dell'infrazione. Il suo programma consiste nell'elaborare nuove strutture di pensiero e dare vita a forme espressive adeguate a parlarne. È il periodo "sperimentale" della rivista, durante il quale viene svolto un grande lavoro intorno allo svuotamento della parola (con preciso riferimento a Mallarmé), alla sia frammentazione (tenendo conto del pensiero di Nietzsche), alla sua connessione con la caducità (Kafka).

Viene seguita alla lettera l'indicazione di giungere all'unità preriflessiva, prelogica della parola. A contatto con le nostre ombre interiori.

L'inexplicable dispiegato è già la nostra instabile e provvisoria dimora. Dietro di sé non ha il verbum divino, ma l'ingens sylva dello stato demonico arcaico.

La rivista si dà con questa serie due occhi esterni e uno interno; un piede nel firmamento e uno sottoterra. Inizia a far segno, con Sofocle e Hölderlin, allo zero, quale effetto di una cancellazione che lo precedeLa poesia mette la propria presenza in contatto perenne con il segreto del mondo.

Ecco perché fondamentale diventa oggi il compito al quale sono da sempre chiamati i poeti: guarire le parole, consentendo l'emergere di un dire che ci preesiste: quella «vera narratio» vichiana, dove fantasia e conoscenza sono una cosa sola. Giungendo a codificare nella frase poetica non solo un'espressione artistica, ma anche vere e proprie forme di sopravvivenza. 

Terza serie (1983-93) 

Le ragioni della poesia. Questo è il nome della terza serie. Qui viene propugnato uno sguardo che muova dalla poesia, dal pensiero nascente.

Qui si parla della responsabilità etica del poeta chiamato a corrispondere al testo.

Qui si afferma che il poeta è colui che parla dal linguaggio e che cerca di condurre il lettore alla convergenza del sapere con l'inconosciuto. Su quel confine spetterà a chi legge individuare la soglia.

Il poeta in fondo ha un solo compito, ma capitale: spingersi fino al limite del dire oltre il quale ha luogo la contesa originaria che nomina l'iniziale differenziarsi del tutto.

La parola del poeta conduce in realtà all'ascolto di se stessi e non della poesia. Ecco perché la parola che stiamo ascoltando è vicinissima a ciò che siamo. Ecco perché scopriamo che non c'è diversità tra quella parola e il silenzio che porta diritto a noi stessi. La poesia, come suggerisce Paul Celan, è «forse soltanto uno sviamento che porta da te a te». Tale riflessione è molto importante. Sarà in questo  «sviamento» che il lettore si collocherà. Questo «sviamento» nasce dal desiderio di dare respiro al respiro della parola; scaturisce dalla necessità di far risuonare il silenzio originario, quel silenzio da cui ognuno di noi proviene e nel quale ciascuno, leggendo, torna a dimorare. 

Quarta serie (1993-2001) 

La quarta serie della rivista è dedicata alle Figure della duplicità.

In queste pagine viene, sì, ribadito che nell'alleanza tra parola poetica e parola cognitiva sta la strada percorribile per l'esperienza di pensiero del poeta; ma si annuncia altresì che ulteriori e decisivi spostamenti vanno compiuti. Utili a introdurci in una tonalità poetica complessa e rischiosa. In una pratica della scrittura di cui non è agevole immaginare i contorni e gli esiti. Uno scrivere che della parola sconvolga i margini, alteri i limiti e mostri le irrisolte contraddizioni. Uno scrivere che si volga alla produzione di segni di nascondimento, dove la parola produca i termini del silenzio da cui trae origine.

Come "Anterem" intenda la duplicità viene messo in rilievo nel numero dedicato all'Endiadi (n. 59, dicembre 1999).

Endiadi, hén diá dyóin, uno per mezzo di due: non una generica ambiguità, ma l'"endiadi", la vera e propria irriducibile compresenza del due-in-uno.

S'impone, con questa figura della duplicità, la controversa questione sul senso che nel testo si articola quando nella parola viene ripristinata l'inaugurale coappartenenza tra voce e silenzio, mantenendo ferma la differenza che il mondo, costituendosi in categorie, sopprime.  

Quinta serie  

La quinta serie, tuttora in atto, è dedicata agli Elementi della percezione.

Il rapporto fra parola e cosa torna a farsi cruciale. Le cose sono nel raggio dell'attenzione. Ma, come ci dicono i poeti e i filosofi, non se ne coglie mai con esattezza l'essenza.

L'uomo conosce soltanto segni vuoti, non le cose in se stesse. Per conoscerle sono necessari all'uomo una mediazione (il linguaggio), delle leggi (quelle della ragione), l'osservazione (attraverso i sensi). Va da sé che l'uomo può conoscere solo la propria ombra (data dal linguaggio, dalle leggi, dai sensi) che lui stesso frappone tra sé e le cose. E con la parola può esprimere solo la propria opinione.

Il tempo dell'aggancio alle cose diviene un gioco interminabile di avvicinamenti e allontanamenti. E di scoperte minime, che, pur raggruppate, forniscono una somma solo parziale di dati. O una somma totale insensata; essendo l'ingrandimento di un solo addendo: quello più evidente per l'occhio che si muove sul mondo.

Il risultato ultimo, ammesso che ci possa essere, è sempre eleatorio. E quando circoscriviamo quello che ci sembra essere prossimo al vero, avvertiamo ancor più che il nostro calcolo richiede una revisione, che quasi sempre richiede il congedo dall'abituale modo di vivere e pensare.

Rivista ANTEREM numero 76

AI POETI IMPEGNATI IN UNA PERSONALE RICERCA STILISTICA E DI PENSIERO
AI FILOSOFI, AGLI STORICI DELLA LETTERATURA E AGLI APPASSIONATI DI POESIA


Friedrich Hölderlin

È in corso di stampa il n. 76 della rivista “Anterem”, dedicato ad alcune tra le più cruciali questioni letterarie e filosofiche connesse al “Dire la vita”.
Pensiamo di farLe cosa gradita anticipandoLe il sommario degli interventi e il testo della poesia di Hölderlin che apre il fascicolo.

L’abbonamento ad “Anterem” è biennale e consente un aggiornamento costante sulle più significative tendenze poetiche internazionali.
Costa 50 euro – da versare sul c.c. postale n. 10583375 intestato alla rivista – e dà diritto a ricevere quattro numeri della rivista.

Ricordiamo ai nostri lettori la formula di abbonamento “rivista e libri”. Costa solo 100 euro ed è estremamente vantaggiosa. In tal modo, infatti, oltre ad “Anterem” l’abbonato riceverà per due anni tutti i volumi pubblicati da Anterem Edizioni e tutti i libri di poesia in coedizione con Cierre Grafica (non meno di 20 volumi).

Dal 2008 c’è un’altra importante novità: i nostri abbonati entreranno a far parte della Giuria dei Lettori del Premio Lorenzo Montano. Avranno in tal modo il diritto di esprimere la loro valutazione sui tre libri vincitori della sezione “Opera edita”, concorrendo così a scegliere il “supervincitore”.

Friedrich Hölderlin: La primavera

Friedrich Hölderlin

Traduzione di Giampiero Moretti


La primavera


           È bello veder le ore tornare ad albeggiare,

           Quando l'uomo, pago, si volge ai campi con lo sguardo,

           Mentre la gente si domanda come va

           E a lieta vita si prepara.


           Come il cielo s'inarca e s'allunga in ogni dove,

           Così è gioia sui piani, all'aperto,

           E se il cuore brama nuova vita,

           Cantan gli uccelli, gridano a cantare.


           Sovente allora chi interrogò il suo cuore

           Dice di quella vita che genera parola,

           Sempre che cruccio non corroda l'anima,

           E lieto stia, l'uomo, dinanzi ai propri beni.


           Se una dimora, costruita in vetta, risplende,

           Vasto è allora dell'uomo il campo, e ben discosti

           Sono i sentieri, da guardarsi attorno,

           E saldi ponticelli traversano un ruscello.

Rivista ANTEREM n.76: Dire la vita: sommario

DIRE LA VITA


4 Leonardo Rosa Alphabet

5 Editoriale

7 Friedrich Hölderlin Der Frühling

8 Franco Rella La parola postuma

11 Antonio Prete Tra il dire e il mare

13 Leonardo Rosa Alphabet

14 Jacques Garelli Da Fragments d'un corp en Archipel (tr. Federico Leoni)

24 Vincenzo Vitiello Ciottoli

26 Flavio Ermini Dal silenzio (tr. François Bruzzo)

30 Stephanie Prabulos Untitled

31 Susanna Mati Dissidio del dire

33 Tiziano Salari Sapientia tragica e vita

41 Ida Travi Teoria poetica del basso continuo

44 Enrica Salvaneschi Tra via, ovvero "in via"

46 Ranieri Teti Ombre sotterranee

50 Stephanie Prabulos You Lied

51 Sergio Givone Il logos della vita

53 Massimiliano Finazzer Flory Dire, dis-dire

55 Alberto Folin Essere, "nuda vita" e dignità

58 Jacques Roubaud Da Quelque chose noir (tr. Alessandro De Francesco)

68 Giorgio Bonacini Da L'infanzia dei nomi

71 Jean-Christophe Bailly Il proprio del linguaggio (tr. Margherita Orsino)

77 Federico Ferrari Sub specie aeternitatis

80 François Bruzzo Fa(tali)smi delle lingue senza alberi

83 Marco Furia Insicuro coraggio

85 Christian Hubin DaDont bouge (tr. Margherita Orsino)

95 Walter Friedrich Otto Saggi su Hölderlin (tr. Susanna Mati)

104 Leonardo Rosa Alphabet

105 Friedrich Hölderlin La primavera (tr. Giampiero Moretti)

106 Autori di questo numero

108 Premio di poesia Lorenzo Montano

Testuale - critica della poesia contemporanea

È in distribuzione il numero 40-41 di “Testuale”
Testuale - critica della poesia contemporanea
La rivista è edita da Myself Research e Anterem Edizioni.
Fondata nel 1984 da Gio Ferri, Gilberto Finzi e Giuliano Gramigna, pone al centro della sua attività la critica della poesia contemporanea.

In questo numero, interventi di Ugo Fracassa, Eleonora Fiorani, Tiziano Salari, Gio Ferri.
Due libri completano la proposta editoriale di questo periodico. Ne sono autori: Mladen Machiedo e Claudia Azzola.

Ulteriori informazioni e qualche sorpresa per i lettori sul sito:
www.testualecritica.it

Trasversale

Copertina del libro di Rosa Pierno: TrasversaleCopertina del libro di Rosa Pierno: Trasversale

È uscito il nuovo libro di Rosa Pierno, Trasversale, Verona, Anterem Edizioni, 2006.

Il volume è risultato vincitore della XV edizione del Premio Feronia - Città di Fiano, sezione “Poesia”.

Rosa Pierno redattrice della rivista Anterem.

Riportiamo qui di seguito una pagina dell’opera.

Da “Trasversale”, Anterem Edizioni

Orbite, sovrapposte a cerchi e a sfere, mostrano trasparenze inusuali la cui unica spiegazione risiede nella loro dislocazione all’interno di un disegno, non certo del sistema solare.

Oltre ai nostri corpi e al vuoto non v’è più nulla. Solo noi nel mondo. Se è vero che le cose universe non debbono ridursi di mano in mano al nulla, ma debbono permanere indistrutte, corpi non possono essere divisi in nessun modo. È questo l’assioma dell’amore. L’indivisibilità degli amanti.

Sfruttando le diverse combinazioni si può rendere visibile ciò che era latente, un interesse per la trigonometria. Per le relazioni amorose geometriche a tre. Moti vibrazionali e vere e proprie scene di tripudio accompagnano ogni accoppiamento inusitato. Gli accoppiamento vibronici non avvengono utilizzando arti meccanici. Le novelle simmetrie rappresentano le infrazioni, gli stati molecolari proibiti dall’ortodossia. Rapporti integrali assumono di norma la posizione speculare o quella retrograda. La traslata si attua quando la molecola interagisce con altri gruppi di appartenenza.

Ciò che è simmetrico è ben equilibrato. Dal proporzionale, in cui il rapporto delle lunghezze è razionale, si passa al giusto mezzo: stato d’animo che dista ugualmente dagli estremi del bene e del male, ma, qui, si trapassa dall’estetica alla morale con un salto ingiustificato.

I moti relativi dei corpi in un dato spazio non sono identici, poiché il tempo rallenta e accelera. È relativo l’amore come pure il dissapore. È necessario prendere in considerazione le storie personali, le capacità innate e la preparazione culturale. Prima di uscire dalla stanza per entrare nello spazio siderale, deponi un bacio sulla mano, non darmi un addio di circostanza. Ipotizzando spostamenti, sempre limitati, anche in altre direzioni, non si può escludere che non finisca con l’incrociare un corpo di forma sinusoide, biondo. La relatività non si può applicare al caso fortunato. L’incontro può rapidamente stabilizzarsi e diventare un fenomeno solido nel tempo. Sperimentalmente si può calcolare ciò che non è relativo: la grandezza dell’amore, la durata siderale di un istante emozionale.

Nell’infinito è possibile tutto ciò che al nostro intelletto appare impossibile e contraddittorio. Ci si può amare solo nell’infinita proiezione, nell’impossibile fondazione.

Complicazioni, contrazioni non ci avvicinano a un punto medio, a una convergenza, nemmeno su una linea che ha svolgimento infinito. È del tutto puntuale un nostro allineamento, un gemere all’unisono, un godere simultaneo.

L’universo sebbene non coincida né col sole né con la luna è tuttavia sole nel sole e luna nella luna. Molteplicità degli enti contratta in unità dell’universo. Universo non è nulla senza te che lo abiti. Senza di me che ti osservo.

Nessuna tra le forme è più perfetta di un’altra e nessuna meno adatta a vivere. E le più semplici non è detto che siano le più antiche. Vantaggi non si rinvengono necessariamente nelle forme evolute. Che le cose modificandosi migliorino è professione di fede.


Il volume può essere richiesto direttamente ad Anterem Edizioni.

Una poesia di Francesco Lorusso

Decodifiche di Daniele Maria PegorariDecodifiche di Francesco Lorusso
Nella collezione Opera prima, diretta da Flavio Ermini con la collaborazione di Yves Bonnefoy, Umberto Galimberti e Andrea Zanzotto, é uscito il volume di poesia Decodifiche di Francesco Lorusso. L’opera è introdotta da Flavio Ermini e seguita da un saggio di Daniele Maria Pegorari. Il disegno di copertina è di Daniela Galeone.
Scrive Flavio Ermini nella premessa: « Decodifiche viene dalla lingua della pietra e la sua voce è portatrice di arcaici richiami. Decodifiche parla da un mondo visto nella sua essenziale struttura materica, insieme statica e magmatica, geometricamente formata e al tempo stesso informe: “il caos lento del cielo / si è disteso sulla regola”». Ulteriormente precisa Daniele Maria Pegorari: «L’estro creativo di Francesco Lorusso, poeta e musicista colto barese, può essere efficacemente paragonato a un fiume carsico, a lungo cresciuto sotterraneamente, dove ha scavato cunicoli e percorsi dagli innesti e dai colori segreti, e infine emerso sulla pagina letteraria con una forza e un’originalità sorprendenti anche per chi ha creduto di conoscerlo bene.»

Richiedere a direzione@anteremedizioni.it

Yves Bonnefoy: Il Grande Spazio

Yves Bonnefoy: Il Grande Spazio

Yves Bonnefoy: Il Grande Spazio

Il Louvre. Attraverso una prosa narrativa articolata in brevi annotazioni e minuti spostamenti psicologici, Yves Bonnefoy ci fa cogliere l'essenza di uno spazio che via via andrà configurandosi sotto i nostri occhi come un luogo dell'anima.

In questo lavoro, Bonnefoy ci parla di alcune opere esposte nel museo del Louvre e dei loro autori - tra i quali, Delacroix, Poussin, Georges de la Tour, Vermeer -, affidandosi all'emozione poetica e alla sorpresa del sogno.

Lungo un cammino che non ha percorso né traccia - mediante cenni minimi, leggerissime note, appena percettibili, ma determinanti per la meditazione e la memoria - la riflessione si precisa in un'esperienza interpretativa che nulla concede alle categorie conosciute.

In queste annotazioni - nate, come indica lo stesso Bonnefoy, «sotto il segno dell'incompiuto, dell'abbozzo, dell'impossibile» - nulla fa pensare al superfluo e all'esornativo. Tale purezza ha il dono di farci vedere le opere in tutta la luminosità del loro senso, in tutta la loro bellezza, che balza su con la forza di una verità.

Nel Louvre siamo in quella terra di nessuno che ha alle spalle una visione unitaria del reale e davanti una pluralità impensata di frammenti. Con Bonnefoy ci caliamo in un'atmosfera di ripetuta scoperta, nel flusso di un racconto che si dirama quasi da solo. Guardare equivale ad accelerare il corso delle riflessioni, ritrovare qualcosa che la polvere dei giorni non ha offeso, ma soltanto velato.

Il «grande spazio» rappresenta un mondo che noi abbiamo perduto e insieme lo sbocco verso un mondo diverso. Contiene dati appartenenti al labirinto dell'immaginazione e ai canoni di una libertà che mai potrebbe accettare leggi troppo vincolanti. 

Flavio Ermini