Dire la vita di Paolo Donini

Riflessioni pronunciate in occasione della serata di apertura
della Terza Biennale Anterem di Poesia,
il primo ottobre 2008.

Utopia della scrittura

La presenza scalfita della parola nel bianco prima ancora che letta è avvistata: in quanto segna, il segno è innanzi tutto visibile.

La scrittura è iniziale in quanto luogo avvistato dall'occhio.

L'occhio coglie il segno nel bianco, scorge la pagina come interezza, campo e aratura.

La scrittura appare in figura.

Aprire il libro è farsi al balcone dei segni a vedere la pagina panoramica.

La scrittura contiene sempre entro ciò che le è proprio, un progetto di calligramma

che sia palese o implicato.

Il proprio della parola è il senso nel suono, della parola scritta è il senso nel suono visibili.

La scrittura che si fa visiva all'intervento del segno che la mappa e la situa rivela una trama già inclusa nel proprio della parola.

Questo disvelamento è nuovamente iniziale: nel libro inizia il mondo in quanto lo "segna" in mappa avvistando nella pagina la testura e il suo paesaggio.

Nella pagina, in filigrana, ecco apparire il paesaggio. È il paesello vocativo: o paesaggio, tra cui il viandante ambula e scompare.

Innanzi al paesaggio della scrittura che si è fatta visiva dacché ha esplicitato in mappa il suo essere in vista, scorta, avvistata, il lettore è invitato a farsi abitante e viandante.

Qui si esce a salire la linea fino a leggere un nome o si scende dall'altra parte a leggerne un altro.

L'occhio cha sale sull'erta o discende per queste chine, rettilinee figure, geometria di zone, e incontra una parola poi l'altra unite/disgiunte da segni che tracciano pezzature trame, aste, baratri, l'occhio è viandante nel nuovo paesaggio.

Fare abitare la scrittura. L'abitata scrittura.

La visibilità dei segni:

lettere, parole

linee

figure

il bianco il nero

i segni hanno modificato il luogo bianco, vi hanno portato l'inizialità inaugurale della parola e insieme la traccia del suo panorama.

La scrittura che si è fatta visiva è mappatura, catasto e ispezione paesistica. Sopralluogo, in quanto luogo sopra posto e super luogo inclusivo.

Questo scrittura scrive e di-segna lo stare della scrittura innanzi e nel paesaggio.

Rileva e alleva il paesaggio nel noto e nel nuovo.

Questa scrittura è di fronte e affronta il paesaggio.

Affrontare il paesaggio è esserne affrontati.

Lo stare della scrittura nel paesaggio (come lo stallo dei segni in ambiente) è proposta: dialogo ecologico in quanto eco di logos.

Lo stare della scrittura nel suo farsi mappa è perlustrazione e ritrovamento di tracce.

Ritrovare le tracce, calcarle, esplicita la configurazione del paesaggio in quanto luogo umano, per un nuovo umanesimo del paesaggio.

Il luogo fattosi umano contiene nella traccia antropomorfa l'utopia umanistica.

Il paesaggio ha segni parlanti, linguaggio di tracce riconosciute in saluti.

Il fine del segno che si è inoltrato nel bianco lasciando e trovando la traccia è la Natura/Cultura.

Ma lo stallo del segno nel bianco è trauma di un secondo e ultimo avvistamento.

Ecco. Il segno che mappa il paesaggio ne scorge oltre la linea l'oltraggio.

La zanzottiana oltranza-olttraggio, il zanzottiano "ti fai più in là".

È qui in questo eterno profilarsi nel segno, defilarsi dal segno, del luogo umano l'utopia della scrittura.