Danilo Di Matteo: Stragi familiari e liberazione della donna

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Si rincorrono e paiono quasi sovrapporsi in tragica sequenza le notizie di femminicidi e di stragi familiari. E se tali fatti di cronaca trovassero una sia pur parziale chiave di lettura nei discorsi delle donne dei decenni passati? Forse ragionamenti che sembravano iperideologici mostrano ora la loro validità e la loro fondatezza.

Così proprio nella distinzione fra emancipazione e liberazione femminile potremmo scorgere uno dei motivi di fondo di ciò che sta accadendo: semplificando un po’, si è avuta emancipazione (incompleta) quasi senza liberazione. Liberazione da stereotipi, consuetudini, tabù, modi di pensare e di porsi. E non di rado le donne, pur acquisendo nuovi ruoli e avanzando nella scala gerarchica (non sempre, non in maniera compiuta), hanno finito per far propri simboli e pratiche dell’universo maschile. Rinunciando a quella rivoluzione pacifica della differenza sessuale e di genere. Come non ricordare, a tal proposito, il libro del lontano 1989 di Luce Irigaray Il tempo della differenza? Accanto a un “eros” sordo e cieco, espressione del “maschile-neutro” indifferenziato e primitivo, e accanto all’amore asessuato (agapé senza eros), vi è la tenerezza (filotés), un amore “nel contempo carnale e spirituale” (non è un caso, forse, che papa Francesco si richiami spesso proprio alla tenerezza).

“Questa definizione dell’amore vuole che i sessi siano chiaramente differenziati, che una distanza li separi fra di loro e dal cosmo, che non siano ridotti a copulazione costante né a un accoppiamento il cui solo scopo sia la procreazione”. Proprio Afrodite finisce per divenire l’incarnazione dell’amore come libertà e desiderio umano. Già: desiderio e libertà come binomio inscindibile. Desiderio senza libertà comporta, al contrario, la negazione dei due universi differenziati, quello maschile e quello femminile, e la sopraffazione da parte del “maschile primitivo”, troppe volte fatto proprio anche dalle donne. Un maschile-neutro, dunque, volto a conservare o a ottenere lo scettro del potere e del dominio, nella mancanza del rispetto per l’altra o per l’altro.

La liberazione femminile comporterebbe, al contrario, una liberazione per gli uomini e per le donne e, in definitiva, un mondo migliore, meno violento e caotico. L’emancipazione, da sola, può in parte consentire alle donne di superare la marginalità, ma non le sottrae alla subalternità.