Editoriali 1995-2007

Dire la vita, n.76

... l'incessante apertura dell'apparire ...
Gabellone


Nella poesia interminabilmente viene alla vista il non-veduto della vita. Per altro verso: la parola poetica è esposta a un "fuori" invisibile, e quel "fuori" mette l'opera alla prova del mondo. Ma come accade?

Dire, n.75

Al di là della parola riluce il silenzio. 

                                           Rosenzweig


1. Ogni parola, se sappiamo ascoltarla, chiama dall'essere silenzioso delle cose. Intorno al mistero del silenzio - e al sussurro che dal silenzio si leva a ogni inizio del tempo - tesse la sua frase e procede verso il dire. 

Anacrusi, n. 74

“Anterem” giugno 2007


L’anacrusi, presso i greci, è senz’altro un semplice preludio, per esempio quello della lira. Ma in alcuni esempi del diciannovesimo secolo si complica…

L'esperienza della percezione, n. 73

«Anterem» dicembre 2006

Gli uomini sono ossessionati dall’opinione che hanno delle cose, più che dalle cose stesse.

Epitteto


Tra le molteplici dimensioni in cui siamo gettati, e a cui non ci possiamo sottrarre, c’è quella dell’essere destinati a fare esperienza.

Hairesis, n. 72

«Anterem» giugno 2006

E sotto il cielo fugace del purgatorio
Noi dimentichiamo spesso che –
La custodia celeste e gioiosa
È la casa terrena che si distende.
Mandel’stam

1.

Un’abbagliata elevatezza ci sta alle spalle e lascia il posto al protendersi dell’uomo verso il fondamento del proprio essere finito: l’incompiuto. Questa eresia – propriamente hairesis, scelta – si è insediata nella parola poetica.

La parola si forma in un ricercare insistente all’interno di molte esperienze. Ma è negata l’eventualità di un dissolvimento in qualcuna di esse. Anzi, ogni posizione raggiunta stimola verso altre; e tutte, invece di elargire risposte, finiscono con l’acuire la tensione della ricerca stessa.

L'ospite, n. 71

«Anterem» dicembre 2005

Eppure dalla china dell’orizzonte ultimo del monte il viaggiatore
non porta a valle un pugno di terra, a tutti indicibile,
ma una parola conquistata […]
Noi forse siamo qui per dire: casa,
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutto, finestra,
al più: colonna, torre… Ma per dire, capisci,
per dire così, come nell’essenza le cose stesse
mai hanno inteso d’essere.
Rilke 

Nozione di ospitalità, n. 70

«Anterem» giugno 2005

L’essere umano come poeta, come pensatore,
come Dio, come amore, come potenza.
Nietzsche

Tutto ciò che esiste nel mondo rivelato ospita al suo interno una forza che lo destina alla fine. Niente, se non l’illusione, può impedirci di prendere atto che l’annullamento è il solo possibile esito dell’esistenza.

La voce del limite ultimo scuote il reale e rivela l’angoscia al fondo di ogni cammino.

È un grido di morte quello che gli esseri umani – atterriti – odono dal primo giorno della loro consapevolezza. Quello stesso grido sarà il certificato di nascita della comunità umana. E spingerà uomini e donne al risentimento, se non all’odio, nei confronti della natura.

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