Primerio Bellomo, una poesia inedita, nota critica di Marco Furia

Versione stampabileSend to friendPDF version

Le forme del poema

“La rosa dell’assenza”, di Primerio Bellomo, è un elegante componimento la cui agilità espressiva non va a scapito di una pregnante intensità.

I tre versi

“ultimo esilio

di un fragile e sorgivo

unico dire”

rivelano, in modo non ambiguo, l’atteggiamento assunto dal poeta nei confronti del linguaggio.

Un linguaggio ritenuto “fragile”, “sorgivo” e “unico”, ossia delicato, di continuo nascente e, perciò, appunto, unico.

Usando quest’ultimo aggettivo, Primerio non ha certo inteso negare l’ampia gamma delle possibili umane maniere di esprimersi, ma ha voluto porre l’accento sull’attitudine al dire propria della specie umana.

Un dire che proviene da silenziose assenze e che di queste ultime reca indelebili tracce.

Costruito volta per volta, parola per parola, il discorso - quello poetico in particolare -pone in essere, assieme a sé, la vita medesima, consentendo (o, almeno, potendo consentire) una continua rinascita.

Siamo dunque al cospetto di una fragilità sorgiva davvero feconda, tale da promuovere ulteriori passi avanti sulla via della conoscenza.

Il poeta propone ritmi alternati di tre e di due versi ciascuno, creando così una musicalità visiva in grado di concedere anche all’occhio che ancora non ha letto la possibilità di accostarsi alla forma poetica.

Potrebbe apparire un aspetto secondario ma non lo è, poiché l’impronta del primo sguardo persiste in una lettura che riesce in tal modo a coniugare gli aspetti specificatamente linguistici con l’immagine complessiva degli stessi.

A coniugare?

Meglio, a fondere in un’organicità in cui l’elemento iconico e quello letterale si riflettono l’uno nell’altro promuovendo una feconda riflessione sulla natura del segno verbale e del suo non univoco uso. (m. f.)

 

La rosa dell’assenza

non più effimero
di una roccia l’immenso
vuoto dell’ora

si china e affida all’ombra
la sostanza del cielo 

ultimo esilio
di un fragile e sorgivo
unico dire 

albale e vacuo altrove
è respiro e radura 

di spazi evasi
l’alta marea del tempo
e oscura vita

tra trame cune e cigli
d’acque e remote terre

priva di nomi
e fulgida di abissi
s’apre alla notte

rada nube ed oblìo
la rosa dell’assenza 

 

Primerio Bellomo, laureato in Architettura, è nato nel 1958 a Palestrina (Rm) dove risiede. Ha pubblicato L’ombra del dire (2005), Chorale e Al fuoco dell’origine (2009), Primo vere (2011), Notte siriana (2013).