RicercaNotizie editorialiIl 5 per mille ad Anterem sul CUD 2012Un'importante opportunità per Lei che ama la poesia, la filosofia e l'arte Bando del Premio Lorenzo MontanoANTEREM PREMIO DI POESIA
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Agostino Contò: PIN PIN Nota dell'autore![]() NOTA DELL'AUTORE I. Del nasser Una serie di testi si è coagulato poco alla volta attorno ad un'idea generica di poemetto per frammenti, episodi da una flebile idea di viaggio, di partenza del clerc: "G.de L.". Che è abbreviazione del nome e cognome di un personaggio storico, scriba e maestro, prototipografo ed umanista, cantore vagabondo e arrabbiato, imparentatosi per [sia pur opinabili e volatili] sinergie culturali prebembesche, con Paolo da Castello, con Giorgio Sommariva, con i barberiniani Auliver e Liberale da San Pelajo, con Amadeo de Villa e Antonio de Nepote e, perché no, con Nicolò e Gabriele da Verona, con i notai della famiglia da Castagnole, col farmacista della Colonna e il servita frate Eliseo; forse anche col matto di Feliciano. Non propriamente prime versioni né varianti: piuttosto riscritture, ricondensazioni dei fantasmi, riarmonizzazioni metriche, timbriche, riaccordature dall'universo dei mondi possibili della poesia. Da una parte sta il lavoro sui singoli versi e parole, le pause, gli a capo; dall'altra l'organizzazione dell'insieme, alla luce delle lasse che precedono e che seguono, nell'ideale strutturazione di un unicum, in forma di poemetto, di narrazione in versi, di storia per suggestioni verbali. Nella versione definitiva, "condensata" e scurita nei toni ma molto più musicale, si sono aggiunti infatti dei versi [a guisa di lasse di canzoni] che precedono, si intrudano, seguono e chiudono [provvisoriamente, almeno]. Di quali stati si tratti, non è chiaro, a parte la stesura finale: supposto che di stesura finale si tratti. Ogni testo rinasce e si ricrea diverso ad ogni lettura, sia essa lettura "per gli occhi" o con la voce, e ad ogni lettore differente. Nulla di più indefinito, dunque, di un testo definitivo. C'è chi dice che occorrerebbe, in una più corretta [e arida?] prospettiva storico-critica, ricostruire il tutto fin dall'inizio, dalle prove della penna alle aggiunte interlineari, alle cancellature, alle maniculae con glosse incatenate, alle prime stesure dattiloscritte o videoscritturate [comprensive, le ricerche, dei files con estensione ".bak"]. Oppure, in una più libera prospettiva poetico-ludica, ricorrere agli exempla della nascita della poesia tout court, per entrare nel circo piuttosto che nell'officina. Ma sono, ancora, altri discorsi. [Ma il concepimento, il moltiplicarsi delle cellule, l'accrescimento del feto, ancor più se poetico, restino il più possibile, vi prego, privati: e donca, no stemo far massa ciacole]. II. Del scrivar Mi frulla in testa un fitto chiocciare da torchio, da videoscrittura, e non ricordo cosa posso pensare cosa posso mai aver pensato, anche nel corso di svariati colloqui personali, della necessità di scrivere. Tout que s'exprimant, in palinsesto leggibile solo con la lampada di Wood, diventerebbe facilmente tous qui s'expriment oppure tant qu es ex prima ante... e dunque chi lo sa che cosa sta dietro lo srivere il dire. Perché quando il calamo grigna il gioco va a finire, rinasce per altre strade. Io macino, immagino, frullo (appunto) e il mio macinare, immaginare, frullare (appunto) finisce per caso in una pagina. Il mio fare poesia? Perché so usare le parole? Perché voglio usare le parole? Non so che dire; meglio: so cosa dire come dirlo, mi piace dirlo, mi piace farlo (e farmi) ascoltare ma non capisco perché altri mi debba o mi voglia stare ad ascoltare se non per il mio piacere. Mi ritorna in mente un fitto scricchiare di penna, e non ricordo cosa stavo scrivendo né cosa stavo leggendo. Provo a riscrivere le mie poesie, provo a scrivere a caso provo a scrivere a caos, provo a riscrivere (scusa tanto) una bozza di illuminazione sulle motivazioni del mio convivere con il mondo delle mie sinfonie/sinergie/simpatie (da soffrire insieme, da godere insieme). C'è una forza, credo, per la quale il poeta non può non scrivere e da cui si libera solo sottomettendosi a sè. Ce n'è un'altra, mi pare, per la quale il poeta non può non vivere scrivendo e per la quale non può scrivere senza vivere e non può pensare senza poetare e non può crescere senza amare e non può creare senza fagogitare. Ci sono ragioni, infatti, che inducono l'autore alla scelta della parola e alla sua composizione. Si tratta forse del bisogno di manifestare l'inespresso rinominando l'esprimibile o di svelare la follia della mancanza rendendo nuovo il conosciuto? Non so che dire: la tradizione muore nell'epigono, rivive nel tradimento, violenta in perpetuo chi si affligge e si completa nel sesso, nella musica. Sono operazioni che distinguono ogni uomo dal proprio simile e che fondano la differenza degli autori rispetto la scrittura. Vogliamo capire quali siano le scelte operabili: meglio: c'è qualcosa che vogliamo davvero capire? La questione è differente, riguarda forse questioni più intime dell'interpunzione, degli equilibri dei bianchi, degli spazi sonori da offrire, dei timbri che si vogliono suggerire. Ella si coniuga con la comune latitanza là dove non di communi programmi si parla, ma di comunione di stenti; la domanda potrebbe essere: secondo quali nodi? entro e non oltre quali templi? Noi, è vero, non siamo che figure. Nella storia letteraria ecco ciò che si incontra del passato: compagni stranieri di brevi soggiorni, vipere di isole tropicali, teste quadre che preservano e indicano il cammino durante la visita a città sconosciute. Non credo ci siano elementi del lavoro sin qui svolto fra ricerca individuale e lavoro redazionale per un riconoscimento critico-generativo del nostro pari, e per di più ogni intenzione è palese, come se individuare l'occulta memoria comune fosse, ancora una volta, LA differenza. Dire o impaginare, immaginare o dormire, fare o brigare: nel tessuto della poesia (delLA poesia) è presente il carattere della tradizione e il paesaggio jensoniano, gutenberghiano gherardiano, tra manoscrittura insegnamento stampamento e brigatura si scorge là, oltre il limen, appena prima del limen: sta qui dove si possono udire da lontano voci e voci e voci. Sto facendo molta confusione. Confondo gli input con gli output e li mescolo più o meno liberamente. Quale impossibile schinapsi. Buon lavoro e un caro saluto. III. De le vose C'è poi uno spazio della poesia che è tutto ensembrament legato alla sua fisicità e che, nella fattispecie, richiede che la si dica, che la si legga a voce alta, utilizzando la pagina scritta solo come traccia labile, sorta di partitura. A metà tra il madrigale, l'intavolatura, il copione teatrale. Che il poeta migliora (peggiora) ad ogni dizione, che comunque modifica. Anche se è vero che nella follia rumoristica di oggi piacerebbe il silenzio della privata lettura, la parola poetica esige la trasmissione orale. Facciamo che le uniche onde sonore da ascoltare siano quelle della parola poetica, che possono anche mimare l'accavallarsi caotico della chiacchera tra sordi. Ma che principalmente di mimetico hanno soltanto la mimesi di se stesse, della bellezza dei propri suoni, dei propri ritmi (astratti come il linguaggio della musica), dei propri silenzi in pausa. Non teatro, non musica, non canto, non dizione. Ma spazio specifico della poesia detta. La rivalutazione del circuito aedico. Omero, minnesanger, troubadours. IV. De le lingue Quanto all'idioletto della poesia, che altro si può dire? In un atto verbale creativo qual è la poesia stessa, non ha da essere creato che il codice linguistico, fatto non soltanto di artifizi della retorica, della metrica, della prosodia, ma anche di elaborazioni, trasmigrazioni tra contesti differenti, tra lingua codificata e altre lingue, di ri-creazioni in una nuova lingua che si cerca e si rinnova continuamente, in un idioletto, appunto, che è una marca particolare. Di questa Marca (si passi velocemente alla storia passata) gli idioletti di questi testi vogliono essere l'attraversamento: del dialetto, dei dialetti (anche reinventati e fatti reagire tra loro), delle lingue delle passate poesie: alla ricerca di lontani padri (Auliver princeps, rusticalità Paoline e prealpine). Quanto alla possibilità delle trascodifiche, non esistono. Solo tracce generiche, aure significanti, ambiti-paradigmi che alludono, ma che portano fuor di binario. Perché gli idioletti stanno, ascoltabili e non spiegabili, a far da tramite tra l'universo mentale dello scrivente e quello (quelli) degli udenti. Loro soli, gli idioletti. . V. De le fregole Frammenti. Luogo dove fluttua una realtà forse solo mentale fatta di lacerti di letture, di recuperi da legature con ritagli in pergamena dove nascono poesie d'amore in cattiva lingua volgare, di tangibili solchi lasciati da inchiostri acidi di anni, di lingue inventate alla corte d'Alberic. Frammenti. Lingua della mente spaccata da fotoni d'artificio, una melassa un blob che duole s'illumina d'improvviso di fosfeni e lucciole, occhi tatto coccole, cortocircuiti di database, universo di vocaboli dalla biblioteca della poesia, delle poesie. Briciola (soprannome della dolcissima bionda riccioluta figlia del medico Bartolomeo, da Cavassico) ritrovata in certe lingue primordiali, in certe lingue della poesia che suonano il suono delle parole, per sincopi, per armonie medievali, per sillabazioni dell'infanzia. E percorsi, viaggi lumachini o strappi per afasia, dondolandosi nella culla delle dolci amniotiche assonanze che filano suggestioni fantasmi e ritmi di cuore e di altri organi. Prigioni sonetti. Prigioni canzoni. Molli prigioni da cui i suoni evadono. Prigione lingua da cui scappare con lingue super iper; a confronto con la comprensibilità, duttilità, con la musica delle parole ad esorcizzare l'Assente o l'horror candidulus blandulus. Ricettacolo, pattumiera fascinosa di avanzi altrui, ri/produttrice di senso, oltre i vuoti della pagina, del video, oltre i vuoti della mente, riempiti di presenze altrui. Frammenti di una lingua, di una poesia: farsi costruire dai frammenti della lingua della poesia.
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Tutti i tag di AnteremNovità editorialiÈ in distribuzione il numero 83 di “Anterem” (dicembre 2011).
È dedicato al dire poetico quale «casa ospitale in cui nominazione e indicibile possono sostare, in un tenersi insieme dei differenti: nel loro contraddirsi e nel loro opporsi», come sottolinea nell’editoriale di Flavio Ermini. Novità editorialiNella collana “Narrazioni della conoscenza” diretta da Flavio Ermini, l’editore Moretti&Vitali pubblica Il libro delle somiglianze di Edmond Jabès.
Il libro è curato e tradotto da Alberto Folin. La prefazione è di Vincenzo Vitiello. La postfazione è di Flavio Ermini. NotiziaChrista Wolf, nata nel 1929, scrittrice tedesca tra le più significative del Novecento, è scomparsa il primo dicembre 2011.
Tra i suoi libri, Riflessioni su Christa T. (1973), Il cielo diviso (1983). Premio nazionale della D.D.R. per l’arte e la letteratura. Rare e preziose le poesie, tradotte in Italia da Anna Chiarloni e Ida Travi sui numeri 56 (giugno 1998) e 59 (dicembre 1999) di “Anterem”. Novità editorialiNella collana “Limina” di Anterem Edizioni esce Intus, la seconda opera poetica di Fiorangela Oneroso.
Con questo libro, del quale anticipiamo alcune poesie per i nostri lettori, l’Autrice “si è tuffata nel fondo abissale dell’inconscio collettivo dell’umanità ed è venuta a dire a noi l’oscurità luminosa da cui proveniamo”, come Tiziano Salari sottolinea in un’intensa interpretazione critica. Novità editorialiSoglie, un libro di Franco Rella
In occasione della XXV edizione del Premio Lorenzo Montano, il riconoscimento “Opere Scelte” – speciale e fuori concorso – è destinato dalla Giuria a Franco Rella, per l’intenso lavoro di riflessione e ricerca svolto sull’intersezione tra pensiero poetico e pensiero filosofico (...) Opera vincitrice
Mariangela Guàtteri si aggiudica con Stati di Assedio la sezione storica del Premio Lorenzo Montano “Raccolta inedita - Biblioteca Civica di Verona”. L’opera viene pubblicata da Anterem Edizioni, con una premessa di Giorgio Bonacini e la postfazione di Federico Federici. Qui anticipiamo l’incipit dell’opera e riportiamo quanto scrive Gian Maria Annovi sul "Manifesto". Novità editoriali
Per le Edizioni Kolibris è uscito il nuovo libro di Ranieri Teti: Entrata nel nero. È un libro che trasuda buio quello di Ranieri Teti, spuria essenza di notte che condensa per consentire alla luce di piovere più autentica e forte, più feroce e ardente. Novità editoriali
Nella collana “Le forme dell’immaginario” di Moretti&Vitali è uscito l’atteso nuovo libro di poesia di Ida Travi: Tà. Poesia dello spiraglio e della neve. Novità editoriale
Nella collana “Narrazioni della conoscenza” diretta da Flavio Ermini per Moretti&Vitali esce Essere e abitare,l’ultima opera saggistica di Tiziano Salari . Il libro si articola in forma dialogica, si svolge in ventisette serate e pone cruciali interrogativi sulla questione della verità e dei rapporti tra poesia e filosofia, come Ermini sottolinea nella prefazione Novità editoriali![]() Sono stati pubblicati da QuiEdit gli Atti della giornata di studio dedicata dalla Biblioteca Civica di Verona e da Anterem a “Lorenzo Montano e il Novecento Europeo. Gli interventi qui riuniti sono di Giorgio Barberi Squarotti, Flavio Ermini, Gio Ferri, Claudio Gallo, Maria Pia Pagani, Tiziano Salari. Curatore degli Atti è Agostino Contò, a cui si deve l’introduzione al volume. Novità editoriale
Nella collana “Narrazioni della conoscenza”, diretta da Flavio Ermini per l’editore Moretti&Vitali, è uscito il nuovo volume di Lucio Saviani: Voci di Confine. Il libro è stato presentato recentemente a Caserta, dove Luigi Lo Cascio ha letto pagine dell’opera e ha dialogato con l’autore. Novità editorialiPer le edizioni Mimesis è uscito il nuovo libro di poesia di Flavio Ermini. Ha per titolo Il compito terreno dei mortali, ed è accompagnato da un saggio di Vincenzo Vitiello.
Il volume costa 8,00 euro e si trova nelle migliori librerie, oppure può essere ordinato alla casa editrice: ordini@mimesisedizioni.it |